Treviso, stampelle in legno per sorreggere il palazzo
Treviso, edificio a rischio crollo a San Leonardo: installate centine per rinforzare gli archi. La ristrutturazione completa si farà più avanti. I residenti: «Ci sono molte crepe»

de polo agenzia fotofilm treviso cedimento palazzina via san leonardo
TREVISO. Arrivano le “stampelle” per il palazzo del Cinquecento affacciato su via San Leonardo, eroso dall’acqua del Cagnan. Ieri gli operai hanno appoggiato le prime “centine” sugli archi del palazzo: strutture in legno con la missione di sorreggere le arcate dell’edificio la cui base d’appoggio è stata scavata dall’acqua del canale.

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Si tratta, appunto, di pesanti elementi architettonici in legno modellati sulla forma degli archi e delle colonne del palazzo. Gli operai della Gabriele Bonazza, azienda edile trevigiana, ne hanno installati ieri, tra gli sguardi preoccupati dei residenti e incuriositi di tanti trevigiani, due per ogni arcata (un singolo elemento in legno sarebbe risultato troppo pesante da spostare). Si è partiti proprio dalle colonne all’altezza della crepa comparsa lunedì mattina, annunciata da un colpo secco rimbombato in tutto l’edificio e responsabile di un cedimento di qualche centimetro, visibile a occhio nudo. Gli operai hanno lavorato su una base di calcestruzzo allestita il giorno prima, mentre il Comune ha contribuito a diminuire la portata del canale durante l’intervento di recupero.

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«Questa è solo la prima fase dell’operazione di salvataggio» spiegano gli addetti della Gabriele Bonazza, «mettiamo le centine per puntellare gli archi, ma i lavori di ristrutturazione veri e propri dovranno avvenire in un secondo tempo. Con questa operazione, gli ingegneri che dovranno occuparsi del caso potranno lavorare in un ambiente più sicuro». Difficile, oggi, dire quanto costerà l’intervento e quanto tempo ci vorrà: i sub intervenuti lunedì hanno accertato che il Cagnan ha scavato la riva togliendo il terreno dai piedi del palazzo, ma la porzione di edificio coinvolta nel cedimento è parziale. Coinvolge il negozio Soligo al pianterreno e una taverna privata all’altezza dell’acqua; la parte più arretrata poggia invece sul terreno stabile. L’operazione, a suo modo suggestiva, ha attirato l’attenzione di molti, turisti compresi: «È un po’ come a Venezia» spiega un altro addetto di Bonazza, «lì i palazzi hanno spesso problemi di questo tipo, l’intervento infatti è stato progettato dallo studio di ingegneria idraulica Rinaldo di Venezia, e dalla ditta sub Idra».
Ma come si vive sapendo che, letteralmente, manca la terra sotto i piedi? Sono quattro le famiglie che abitano nello storico palazzo. «Passatemi la battuta: io sono tranquilla, ma solo perché la sera chiudo il negozio e torno a casa» scherza Sandra Soligo, titolare della pelletteria che si affaccia sul Cagnan, «non ci eravamo mai accorti di nulla, all’interno del palazzo erano visibili alcune crepe ma si tratta di un edificio storico e per questo non ci abbiamo mai fatto troppo caso. Mi sono allarmata quando sono arrivata qui e ho visto gli operai al lavoro. È un po’ inquietante; d’altra parte meglio intervenire subito». Gli inquilini si professano «tranquilli, ma non troppo», i passanti osservano le stampelle in legno e sorridono: «Ma siamo sicuri che basteranno, a tenere su un palazzone del genere?».
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