Emergenza abitativa a Treviso: sfratto a una famiglia con 5 figli e a una settantenne malata di tumore
I provvedimenti notificati a Santa Bona e via Orsetti da Comune e Ater per morosità. La protesta: «Noi fuori, altri dentro non si sa come». L’anziana: «Ho il tumore, sarò in strada»

Due lettere diverse, una partita dal Comune, l’altra da Ater. Due famiglie diverse: una composta da due genitori e ben cinque figli; l’altra da una anziana settantenne che vive con l’assistente.
La prima lettera a un civico di via Mantovani Orsetti, dove la coppia vive da anni e dove ha cambiato varie volte alloggio perché le dimensioni del nucleo familiare non permettevano si adattasse «ai sessanta metri quadrati che ci erano stati dati anni fa dal Comune».
L’altra in via Santa Bona, dove l’anziana vive da quarant’anni e dove oggi combatte la battaglia contro un tumore ai polmoni.
In entrambi i casi lo sfratto è scattato per morosità, va detto. Mancati pagamenti protrattisi per anni, e per motivi diversi.
«Noi non siamo più riusciti a fare fronte all’affitto perché mio marito era malato, era diventato di fatto quasi cieco per diabete e si è potuto riprendere solo con cure e interventi», spiega la moglie, «impossibile per lui lavorare, e io che pure un po’ lavoravo, non avevo soldi per gestire la casa e anche le spese dei figli».
Cinque, tutti a scuola, e solo uno passato da pochissimo alla maggiore età. «Abbiamo provato con piani di rientro, ma non siamo riusciti, troppe spese e pochissimi introiti».
I pur continui tentativi di mediazione fatti con l’amministrazione non hanno portato a nulla e il debito ha continuato ad accumularsi fino a superare i ventimila euro, perché con l’entrata in morosità – da norma – il canone dovuto si moltiplica rendendo di fatto impossibile rientrare.
Marito, moglie e i cinque figli, trevigiani, devono lasciare casa entro aprile. Hanno un mese di tempo per trovare un alloggio. Lo sfratto non dà sconti.
«Eppure qui in via Mantovani Orsetti» accusano, «ci sono famiglie che hanno la casa popolare da anni e no si sa neppure su che dichiarazioni».
Il riferimento, ancora un a volta, è ai nuclei rom, più volte finiti nel mirino degli altri inquilini, non ultima in occasione della maxi inchiesta sulla assegnazioni che ha tenuto paralizzati gli uffici comunali per un anno. I dubbi – manifestati in passato anche dall’attuale maggioranza – non si sono mai davvero risolti.
Ha molto meno tempo l’anziana Natalia, 75 anni, sfratto previsto per giovedì. «Ho il tumore ai polmoni» racconta, «e non riesco a camminare. Non mi hanno dato alternative dopo quarant’anni che sto qui a Santa Bona. Venerdì ho una visita all’ospedale ma da giovedì sarò in strada. Solo porte in faccia».
Morosa? «Sì, per colpa delle spese condominiali, gli affitti li ho sempre pagati. Quando sono risultata morosa col condominio mi hanno decuplicato l’affitto e non ce l’ho fatta avendo solo la pensione sociale». Racconta disperata.
Attorno a lei la sorella – che vive con lei per assisterla – e il nipote Mosè che racconta: «Abbiamo anche pagato parte del debito e cercato di fare un piano di rientro ma nulla, non basta, l’hanno sfrattata». Hanno chiesto aiuto a tutti, parlando anche col parroco.
«Ospitarla? Volentieri, ma viviamo in cinquanta metri quadrati e siamo in quattro» allargava le braccia il nipote, «non è possibile arrivare a tanto. Come non vedere la situazione?».
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