Treviso, sfida i ladri: «Venite al buio, posso sparare»

San Giuseppe a Treviso, cartello esplicito all’esterno di una casa. Primo effetto spontaneo della nuova legge

TREVISO. Fatta la legge, trovato il cartello? Nasce a San Giuseppe, quartiere più volte bersaglio di raid di furti (l’ultimo nella zona di via Aeroporto, ai confini con Quinto e Paese), la prima reazione spontanea al provvedimento sulla legittima difesa.

E senza attendere correzioni di orario, di livello dell’aggressione, di proporzione fra offesa e difesa, di attenuanti ed aggravanti, un residente del quartiere ha deciso di utilizzare la neonata legge sul diritto a difendersi con un cartello esplicito affisso all’ingresso della sua villetta.

«Pregasi i signori ladri di venire dopo l’imbrunire per avere una calda e calorosa accoglienza», e sotto un ritaglio da un fumetto con una pistola che spara e il canonico «bang bang» (che sia di Tex Willer?).

Sfida, pura sfida a ogni malintenzionato. Il tono diplomatico e cortese non riesce a celare l’esplicito invito ai «topi di appartamento». Un avvertimento bello e buono – impossibile equivocare – su cosa eventuali malintenzionati troveranno dall’altra parte del cancello, se si volessero cimentare in un raid.

Difficile pensare a una boutade o a una provocazione, in queste congiunture temporali di forti tentazioni giustizialiste, in una terra che ha visto ladri arrestati e subito scarcerati, balletti di provvedimenti giudiziari, divergenza fra forze dell’ordine e magistratura. E non è stato un magistrato come Mascolo a dire che si sarebbe armato, di fronte a un misterioso inseguimento notturno occorsogli nelle scorse settimane?

La Marca è frontiera pura, prima linea, su questi temi. La sensazione è che dietro quelle inferriate della recinzione e del cancello ci siano davvero una pistola, con tanto di porto d’armi. E forse, covata troppo a lungo, ci sia la voglia di menar le mani, alla ricerca di una giustizia, con le nuove possibilità e prerogative aperte dalla legge.

A meno che non sia un bluff, l’ultimo ritrovato o per tenere lontani i ladri dalle proprie abitazioni: usare cioè la legge come deterrente.

Nella Marca le tragedie non sono mancate. Pietra miliare quanto avvenne a Oderzo 26 anni fa, la notte – sì, era buio – del 23 settembre 1991: l’imprenditore Angelo Geri uccise Rudy Marciano, un giovane giostraio penetrato nel negozio sotto la sua abitazione. Ne nacque un caso giudiziario che rimbalzò in tutta Italia, e mentre la giustizia ordinaria faceva il suo corso, ben 26 mila firme indussero l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, infine, a graziare Geri.

E in attesa che nasca il nuovo provvedimento sulla legittima difesa, forse è il caso di dire che per una volta va rimosso il detto «chi legge il cartello non mangia il vitello». E c’è da credere che il pioniere di San Giuseppe, a queste latitudini, possa anche fare tendenza. 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso