Treviso piange il vescovo Mistrorigo

Una vita intensa dalla parte dei più deboli. Volle per primo i messali in italiano rendendo comprensibile a tutti la liturgia

Francesco Dal Mas

«Mi sono sentito e ancora più mi sento piccolo, pieno di timore e tremore, consapevole di non aver compiuto, come si deve, la nuova grande missione che il Signore mi ha affidato». Così si schermiva monsignor Antonio Mistrorigo, quando venne proclamato «patriarca delle genti venete» – era il 2005 - dall’allora titolare del Patriarcato di Venezia, il cardinale Angelo Scola.

Un grande vescovo, anzi un grande patriarca, Mistrorigo, quanto un umile prete, seppur di tempra umana e sacerdotale molto forte. Erano due i vescovi trevigiani che fino all’altro ieri potevano fregiarsi del titolo di «padri conciliari». E’ ancora vivo Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea. Sabato sera, alle 20, è morto Mistrorigo, per 31 anni a capo della diocesi di Treviso. Un vero decano di quell’assemblea conciliare, voluta da Papa Giovanni, giusto 50 anni fa, perché a lui si deve la prima, più visibile riforma di quella «rivoluzione» della Chiesa: la nuova liturgia, con l’altare e il sacerdote rivolti verso il popolo e il latino sostituito dalle lingue nazionali. L’«Ite missa est», il celebre saluto conclusivo della messa, è stato tradotto proprio da Mistrorigo: i primi messali in italiano recano la sua supervisione. D’altra parte Mistrorigo, da parroco di Sossano, in diocesi di Vicenza, aveva pubblicato messalini festivi con la traduzione dal latino all’italiano, per rendere la liturgia più comprensibile. Ancor oggi i testi di questo vescovo, in tema liturgico e della musica sacra, fanno testo. Ormai prossimo ai 100 anni, il compleanno il prossimo 26 marzo, Mistrorigo, vicentino di Chiampo, diventò prete il 7 luglio 1935 e il 25 marzo del 1955 fu eletto vescovo di Troia, in Puglia. La consacrazione in cattedrale a Vicenza il successivo 25 aprile per le mani di Carlo Zinato. E laggiù, nel profondo Sud, raccolse l’incoraggiamento di padre Pio, di fronte alle difficoltà dell’inserimento. Il ritorno in Veneto nel 1958, a Treviso, lo stesso anno in cui il patriarca di Venezia, il cardinale Roncalli, diventò Papa ed ebbe l’intuizione del Concilio. Mistrorigo ha partecipato a tutte le sessioni del Vaticano II. «Si sentiva il bisogno di aria nuova», ammise in tempi successivi, quando confessò di aver spesso pianto per le contestazioni dell’epoca e «le pesanti conseguenze in tutti i campi della vita». Non nascondeva, quando ritornava a Treviso, di essere in qualche misura preoccupato delle possibili fughe in avanti, mentre il vicino vescovo di Vittorio Veneto, Albino Luciani, palesava un crescente entusiasmo. L’impegno politico dei cattolici era ovviamente orientato, in quegli anni, verso la Dc. «Ma restano fondamentali, nella prospettiva del futuro pluralismo politico, i convegni ecclesiali, con preti e laici, a Paderno del Grappa - ricorda monsignor lucio Bonomomo, vicario episcopale per la pastorale -: per poter camminare insieme, come diceva Mistrorigo, raccogliendo le sfide del momento. Durante il suo episcopato furono fatti i processi canonici per la beatificazione del vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, cappuccino (1964 e 1982), di fratel Federico Cionchi, laico somasco (1981), di padre Basilio Martinelli dell'Istituto Cavanis (1985). Tra il 1984 e il 1987 ha avuto il coraggio di indire e realizzare il Sinodo diocesano del post-concilio, accettando le novità sociali e culturali, oltre che ecclesiali, che andavano maturando. Evangelizzazione, culto, carità: i tre pilastri dell’assemblea sinodale, sui quali la diocesi fondò il suo programma pastorale anche per gli anni successivi (quelli stessi di Magnani). In quel tempo Mistrorigo veniva chiamato in ogni parte d’Italia come esperto divulgatore di pastorale e spiritualità liturgica. Presiedette a lungo l’associazione Santa Cecilia per la musica sacra. Fu lui stesso a fondare l’associazione dei sacristi, con risvolti anche sociali. Innumerevoli i volumi, i saggi, gli articoli che scrisse su questi temi. Il 20 settembre 1980 ricevette il titolo di Assistente al Soglio Pontificio. Si è dimesso il 19 novembre 1988 per limiti di età. L’anno precedente riuscì a portare Giovanni Paolo I in vacanza a Lorenzago, per la prima volta fuori di Castelgandolfo. Importanti opere – da Casa Toniolo alla ristrutturazione della Curia e del Seminario – portano la sua impronta. Settimo tra i vescovi più anziani al mondo, Mistrorigo ha concesso l’ultima sua uscita al settimanale diocesano «La Vita del Popolo», complimentandosi per i 120 anni del giornale.

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