Treviso. Osram, 30 addetti precari: «Ora più rischi per tutti»

TREVISO. Il precariato non si batte così, secondo una delle aziende trevigiane con la popolazione maggiore di contratti a termine, la Osram di via Castagnole (storico marchio degli impianti di illuminazione). Il decreto dignità voluto dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, lascia gelidi gli imprenditori: secondo Alfredo Maschio, direttore delle risorse umane in Osram, nella migliore delle ipotesi le nuove norme sul lavoro non cambieranno nulla - per le professionalità più elevate; nella peggiore saranno invece deleterie - per i profili professionali meno preparati. E in ogni caso toglieranno competitività alle imprese, in un contesto internazionale in cui l’estero corre ad altre velocità.
Quanto pesano i contratti a tempo determinato in Osram?
«Più che del tempo determinato, ci avvaliamo di contratti di somministrazione per gestire picchi di produzione in particolari momenti oppure per seguire determinati progetti di ricerca e sviluppo. C’è grande variabilità in questo senso: possiamo trascorrere periodi senza alcun contratto, e periodi in cui i profili “a scadenza” raggiungono il 5 per cento della nostra forza lavoro, che a Treviso è di 550 addetti. Per il resto, il 95 per cento dei nostri collaboratori è assunto a tempo indeterminato. In questo preciso momento, complici le sostituzioni per ferie, abbiamo dai 25 ai 30 contratti a scadenza».
E quanti di questi saranno poi assunti “per davvero”?
«Dove ci sono le condizioni, la trasformazione la facciamo sempre. Dipende dalle figure professionali, è più facile per tecnici e ingegneri. Diciamo che mediamente viene stabilizzato il 30 per cento».
Qual è l’aspetto che vi preoccupa di più del “decreto dignità”?
«La reintroduzione della causale per il rinnovo dei contratti a termine dopo i primi 12 mesi. È una misura che genera sicuramente un effetto di complessità. E con esso, minori certezze».
Ma in che modo le causali potrebbero ostacolare il lavoro di un’azienda?
«Nel nostro caso parliamo di un gruppo internazionale, con presidi all’estero. Da fuori veniamo percepiti come un Paese che aumenta la complessità e il rischio di contenzioso. È un deterrente per gli investimenti privati, per i progetti stranieri, per i profili altamente qualificati che devono scegliere un’azienda. In Italia possiamo contare su tecnici molto qualificati e abili, ma sulla possibilità di utilizzare strumenti chiari e senza rischi siamo ancora indietro».
Non servirà a combattere il precariato?
«Anzi, il contrario. I profili qualificati non avranno difficoltà: si tratta di persone che non guardano soltanto al contratto o alla paga, ma valutano le prospettive e l’ambiente di lavoro che vengono loro offerti. Per quanto riguarda le professionalità più deboli, invece, introdurre maggiori vincoli alle imprese per la loro assunzione non li agevolerà».
Anche Osram riscontra difficoltà nel trovare figure qualificate sul mercato?
«Siamo una realtà che offre buone opportunità, abbiamo una dimensione internazionale e lavoriamo con strumenti di alta tecnologia. Però da qualche mese assistiamo a un risveglio del mercato, le risorse qualificate ce le contendiamo da un’azienda all’altra. Vince la società che viene percepita come migliore, e non solo in quanto a contratto». —
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