Cinquanta volti in ceramica nel reparto di oncologia di Treviso
Inaugurati sei pannelli artistici realizzati con il progetto Araba Fenice che ha unito ragazzi, persone con disabilità e anziani in un percorso creativo. Il direttore generale dell’Ulss 2 Bizzarri: «La cura non si esaurisce negli interventi clinici»

Cinquanta volti, tutti diversi, espressione di storie e creatività. Da oggi, 28 ottobre, le opere in ceramica del progetto Araba Fenice accolgono pazienti e familiari negli spazi dell’oncologia dell’ospedale di Treviso.
I pannelli sono stati donati al reparto diretto dal dottor Adolfo Favaretto e collocati lungo il corridoio e nella sala d’attesa.
Un laboratorio tra generazioni
I sei pannelli sono il risultato di un laboratorio intergenerazionale che ha coinvolto dieci ospiti della Residenza Zalivani, sei persone con disabilità dei centri diurni della Cooperativa Solidarietà e sedici ragazze e ragazzi del Progetto Giovani. Con la guida dell’arte-terapeuta ed educatore Alessandro Gasparin, i partecipanti hanno creato cinquanta volti.
Il progetto è stato realizzato con l’Ente EnEa, la Cooperativa Solidarietà e il Comune di Treviso, attraverso il Progetto giovani, con il sostegno del Rotary Club Treviso Nord e di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
Il valore della fragilità
Il percorso creativo si è ispirato al kintsugi, l’antica tecnica giapponese che ripara la ceramica rotta con l’oro e valorizza le crepe anziché nasconderle.
«Il progetto Araba Fenice ci invita a guardare alle fragilità, fisiche e interiori, non soltanto come a qualcosa da nascondere o da correggere», ha spiegato il direttore dell’oncologia Adolfo Favaretto, «ma come a una parte della nostra storia di cui possiamo prenderci cura».
«La cura non si esaurisce negli interventi»
All’inaugurazione erano presenti il direttore generale dell’Ulss 2 Giancarlo Bizzarri, il sindaco Mario Conte, l’assessore alle Politiche Educative e Giovanili Gloria Sernagiotto, il presidente dell’Ente EnEa Mauro Michielon e il coordinatore del Progetto Giovani Ivano Curtolo.
«La cura non si esaurisce negli interventi clinici», ha sottolineato Bizzarri, «ma è un processo che coinvolge tutta la comunità e passa anche attraverso le relazioni, l’ascolto e la qualità degli ambienti».
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