Treviso: licenziato, vince la causa ma la ditta fallisce

Il tribunale ha stabilito un risarcimento di 600 mila euro per un ex responsabile della Filippi
BELLUCO.SCIOPERO DITTA FILIPPI SAN GIORGIO DELLE PERTICHE
BELLUCO.SCIOPERO DITTA FILIPPI SAN GIORGIO DELLE PERTICHE

TREVISO. Prima, i dissidi con i superiori: l'azienda gli toglie il computer, l'auto di rappresentanza, a un certo punto persino il telefono e la connessione internet, e lo lascia a casa. Poi, la lunga causa con la società, che si conclude con la sentenza favorevole per ingiusto licenziamento: gli spettano circa 600 mila euro di risarcimento. Oggi, la beffa: l'azienda, la Filippi Srl di San Giorgio delle Pertiche (produttrice di elettrodomestici in Provincia di Padova), è fallita, e lui, l'ex responsabile qualità, teme di non riavere mai quello che gli spetta.

L'uomo, che abita a Preganziol, è senza lavoro dal 3 ottobre 2008, data in cui la Filippi Srl lo ha licenziato dopo una serie di turbolenze. Al 2005, secondo la sentenza del Tribunale di Padova che condanna l'azienda, risalgono infatti i primi provvedimenti di demansionamento del responsabile qualità, assunto in Filippi dal 2002 e a un certo punto messo ai margini dei processi aziendali. Anche fisicamente: dopo avergli tolto gli strumenti di lavoro, lo spostano in un capannone decentrato. La goccia che fa traboccare il vaso è di pochi mesi antecedente la data del licenziamento: nell'aprile 2008 l'uomo, durante una telefonata di lavoro, riferisce all'ufficio acquisti della Whirpool, cliente della Filippi, che l'azienda «non paga i dipendenti e ha problemi finanziari». La successiva busta paga si alleggerisce di 1900 euro, ennesimo atto ritenuto vessatorio dallo sfortunato lavoratore.

"Condotte discriminatorie", quelle messe in moto dall'azienda, anche secondo la sentenza del tribunale, che sposa le tesi dell'ex dipendente sottolineando, inoltre, come quest'ultimo avesse patito un grave stato di stress, disagio e ansia generalizzata dovuti proprio al comportamento del datore di lavoro. Il giudice ha quindi condannato la Filippi a liquidare l'ex dipendente in misura pari alla sua retribuzione dal gennaio 2006 (inizio delle angherie) al giorno del licenziamento (più gli interessi), più l'equivalente in denaro del mancato uso dell'auto aziendale (350 euro al mese), la restituzione delle somme trattenute in busta paga, e la sua riassunzione, liquidata con gli importi negli ultimi due anni di lavoro. In totale, poco meno di 600 mila euro. Peccato che lo stesso tribunale, pochi mesi dopo, abbia sancito, con sentenza di ottobre 2016, il fallimento della Filippi Srl. Nell'impresa lavorava un gruppo di circa dieci trevigiani: come il loro collega, sono finiti tra i creditori privilegiati.

 

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