Ruba 350 mila euro di gioielli tre chili di lingotti in casa a Treviso, ladro denunciato

Il ladro era riuscito a farsi aprire la porta dai proprietari di un appartamento in città per poi impossessarsi dell’ingente bottino. E’ stato trovato dalla polizia l’indomani mentre era al tavolino di un bar

Rossana Santolin
Il ladro è stato denunciato dalla polizia
Il ladro è stato denunciato dalla polizia

«L’auto di suo marito è stata usata per rapinare una banca, dobbiamo venire a casa sua per confrontare se il suo oro corrisponde a quello sparito dal caveau».

La chiamata dai toni perentori ricevuta da una persona che si presentava come «maresciallo», non ha lasciato margine di replica a una donna di 57 anni residente nel quartiere di Sant’Angelo che martedì scorso, presa dall’angoscia, è stata raggirata e derubata da un ventiquattrenne campano a cui ha consegnato tre chili d’oro in lingotti e gioielli per circa 350.000 euro.

Il giovane è stato identificato grazie alla targa dell’auto il giorno dopo in un bar del centro: da un controllo sono emersi indizi sufficienti per ricondurlo al colpo del giorno prima che gli sono valsi la denuncia per furto pluriaggravato e porto abusivo d’armi. Nella sua Panda gli agenti della squadra mobile hanno trovato un coltello a serramanico con una lama di 30 centimetri. Nessuna traccia invece del bottino che verosimilmente è già in mano a dei complici ancora da identificare. Il giovane infatti è riconducibile a una banda organizzata di trasfertisti con base nel Casertano dediti a furti e truffe in tutta Italia.

Un soggetto noto, con una sfilza di precedenti per reati analoghi a quello commesso a Treviso, ma ciononostante indagato a piede libero. Originario di Caserta ma residente a Benevento, il giovane è tornato nella regione di provenienza e potrebbe colpire ancora. Non essendoci flagranza di reato non è previsto l’arresto e al momento l’unico provvedimento restrittivo nei suoi confronti è il foglio di via di quattro anni emesso dal questore di Treviso.

La chiamata e il blitz

La casa in un quartiere agiato e l’auto di lusso parcheggiata fuori sono bastati per individuare le possibili vittime e monitorarle prima di entrare in azione. Più dettagli si conoscono maggiore è la probabilità di successo. Il sedicente carabiniere è risultato particolarmente convincente al telefono, tanto che martedì la cinquantasettenne presa dal senso d’urgenza, è caduta in trappola.

Il complice del giovane denunciato si è presentato al telefono come maresciallo, sostenendo che la Bmw di suo marito fosse stata usata durante una rapina in banca facendo del coniuge il primo indiziato.

«Raccolga oro e gioielli che ha in casa» le ha ordinato annunciando l’arrivo di una pattuglia incaricata di ritirare la presunta refurtiva e confrontarla con quanto sottratto dal caveau dell’Istituto di credito svaligiato. Il campanello di casa è suonato qualche istante dopo, senza che la donna facesse in tempo a mettere già la cornetta.

Le chiamate prolungate sono fatte apposta per evitare che le vittime chiamino i parenti o le forze dell’ordine. La donna, presa dall’angoscia, ha eseguito gli ordini. Ha raccolto i gioielli e i lingotti d’oro zecchino e li ha consegnati nelle mani del falso brigadiere in cambio un finto verbale di sequestro. Preso il bottino, il giovane si è allontanato con l’auto a noleggio fornita dall’organizzazione che per le operazioni dota i propri galoppini di telefoni usa e getta e decaloghi per la truffa.

Incastrato dalla Panda

La donna ha realizzato solo dopo quanto era accaduto. All’arrivo della polizia il ladro si era già dileguato con tre chili di lingotti e circa 15. 000 euro di gioielli per un totale di 350. 000 euro di beni, ora svaniti nel nulla.

Un colpo quasi perfetto se non fosse per la scelta imprudente di trattenersi a Treviso dopo il furto. Il caso vuole che la Panda del giovane risultata noleggiata nei giorni precedenti a Casal di Principe (Caserta) fosse già stata segnalata dalle autorità locali perché riconducibile ad un’organizzazione dedita a furti e truffe analoghe.

L’auto è stata individuata dal targa system in corrispondenza del varco di Porta Calvi facendo scattare la segnalazione alla questura. Gli agenti della squadra mobile hanno rintracciato il ventiquattrenne in un bar: alloggiava in un albergo in via Roma e aveva già provveduto a mettere l’oro al sicuro.

Riconosciuto dalle vittime

La prova che fosse lui il responsabile del furto a Sant’Angelo è arrivata dalla vittima stessa che l’ha riconosciuto nei fotogrammi delle telecamere di videosorveglianza che, il giorno prima, l’avevano immortalato mentre si allontanava con la Panda.

Il giovane è indagato a piede libero il che vuol dire che non vedrà il carcere prima di una condanna definitiva o di un cumulo pena tale da non consentirgli la sospensione condizionale. Nel frattempo potrebbe tornare a colpire assieme ai complici, noti professionisti del raggiro, eppure impuniti.

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