Treviso, allerta speculazione immobiliare sugli immobili pubblici
Stamattina l’iniziativa di Coalizione civica: manifesti e cartelli sugli immobili dismessi che potrebbero essere messi sul mercato

Stamattina sono spuntati cartelli inusuali sulle facciate o sui cancelli di molti immobili dismessi della città. Immobili pubblici non utilizzati, il cui destino è ancora in bilico. A posizionarli Coalizione civica, nell’ambito di una iniziativa di “guerrilla” anti speculazione, potremmo chiamarla così.
«Abbiamo segnato con il cartello “Proprietà in fase di possibile privatizzazione. Non oltrepassare” alcuni degli spazi pubblici che sono destinati o potrebbero esserlo in tempi brevi alla privatizzazione» ha sottolineato l’associazione cittadina con il suo portavoce Luigi Calesso «cioè alla vendita degli edifici magari per la trasformazione in residenze (di lusso), in uffici privati o anche in studentati privati».
Si tratta di una ventina di edifici pubblici (o a uso pubblico) che secondo l’associazione «potrebbero venire sottratti, appunto, alla comunità civile per consentire la creazione di altro profitto edile e immobiliare in una città già “invasa” dalle “ristrutturazioni” del “piano casa” della Regione che ha consentito di trasformare abitazioni a due piani in palazzi di cinque».

Gli immobili dismessi pubblici
Ex-eca in piazza pio X, la porzione di edificio comunale in via Sauro, l’ex-cinema “Corso; l’ex Consorzio agrario sul Put; l’ex Siamic; la sede Mom in via Polveriera; Villa Capuzzo in via SAn Zeno; le ex Poste in stazione; il palazzo ex Poste a Santa Maria del Rovere; l’ex-brefotrofio a Sant’Artemio; l’ex-sede della polizia stradale in viale Brigata Treviso; l’ex sede del consultorio in via Montello; gli spazi sfitti alla Cittadella delle istituzioni; una parte dell’ex-caserma “Piave”; le ex scuole “Tommaseo” chiuse da due anni; il complesso appartamenti Inps in via Capodistria; le ex scuole “Cantù” i via Comunale Corti.

«Ecco la nostra idea»
«Noi pensiamo a una “idea di città” sulla base della quale gli amministratori comunali siano in grado di individuare un “sistema urbano degli spazi pubblici” che determini quali ambiti è necessario rimangano (o ritornino) nella disponibilità del governo cittadino. Il riutilizzo degli edifici pubblici dismessi può rispondere alla necessità di nuovi servizi utili per la coesione sociale e la qualità della vita» segue Luigi Calesso dando alcuni esempi, «nuovi asili nido; preservare i plessi scolastici all’interno dei quartieri; ampliamento del numero e delle dimensioni delle aule scolastiche in alcuni casi ancora inadeguate ad accogliere il numero di alunni presenti nelle classi; locali per servizi scolastici: aule studio, laboratori…; nuovi alloggi popolari da acquisire tra le migliaia di abitazioni inutilizzate presenti in città; pedonalizzare le zone del centro storico e dei quartieri che maggiormente si prestano alla creazione di nuove centralità urbane; intervenire in modo strutturale sulla rete della mobilità attiva, promuovendo il collegamento continuo e sicuro tra le piste ciclabili; definire e attuare una strategia di tutela dei rimanenti spazi verdi pubblici, affinché siano formalmente riconosciuti come aree “protette” e sottratti alla possibilità di conversione in suolo edificabile».
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