Inchiesta sulle case popolari a Treviso, il procuratore cala il sipario: «Non ci fu corruzione»

Archiviata la posizione di dirigenti e impiegati di Ca’ Sugana. Abuso d’ufficio: caso chiuso per l’abrogazione del reato

Marco Filippi

 

Per la procura della Repubblica di Treviso non è emersa alcuna contropartita corruttiva tra dirigenti del Comune, intermediari e assegnatari delle case popolari e per questo motivo ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione dell’inchiesta che, inizialmente, contestava a 31 persone la pesante accusa di corruzione.

Per quanto riguarda, invece, l’altra accusa, quella di abuso d’ufficio, per il sostituto procuratore Gabriella Cama, titolare del caso, l’abrogazione del reato preclude ogni considerazione sul fatto che fosse stato compiuto o meno.

Cala, dunque, definitivamente il sipario sull’inchiesta che tre anni fa rappresentò un fulmine a ciel sereno per i vertici politici e amministrativi del Comune perché coinvolse dirigenti, impiegati comunali, ex consiglieri comunali oltre a numerosi cittadini di etnia rom.

Ad innescarla fu un esposto in Prefettura di un cittadino, escluso dalle liste, che denunciava presunti favoritismi per alcune famiglie Rom a scapito di chi veramente aveva i requisiti per ottenere un alloggio popolare. Un esposto dettagliato da cui partì l’attività investigativa dei carabinieri, coordinata dalla procura, e culminata ad inizio giugno del 2022 in un blitz a Ca’ Sugana dei carabinieri del nucleo investigativo per perquisire gli uffici del Comune e alcune case private con relativo sequestro di un’imponente quantità di materiale. Una serie di persone, tra le quali dirigenti e impiegati comunali dell’ufficio del Servizio Casa e del settore Urbanistica, furono messe sotto intercettazione telefonica per tentare di capire quanto fondate fossero le accuse.

«Nel corso delle indagini, sia dall’audizione delle intercettazioni che dall’analisi dei documenti sequestrati - aveva sottolineato il capo della procura Marco Martani nel dare la notizia - non è emerso nessun accordo corruttivo tra gli indagati. Per questo motivo il sostituto procuratore Cama ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per infondatezza della notizia di reato. Per quanto riguarda, invece, il reato di abuso d’ufficio, essendo intervenuta l’abrogazione, di fatto l’indagine s’è chiusa senza approfondimenti inutili».

Per vagliare accuratamente tutta la mole di documenti sequestrati, e ascoltare le intercettazioni telefoniche e ambientali, c’è voluto parecchio tempo. «Una volta che è stata rilevata l’insussistenza del reato di corruzione - aveva puntualizzato Martani - non è stato fatto alcun ulteriore approfondimento per l’abuso d’ufficio per l’intervenuta abrogazione. Da qui la richiesta al gip di archiviazione». 

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