Il peso dell’assistenza su 100.000 caregiver trevigiani
Cavallin, presidente del Csv Belluno Treviso: «Sono tantissimi i nuclei senza supporto, servono risorse e aiuti per chi convive con la disabilità. Le famiglie rischiano di crollare»

C’è una stretta relazione tra il numero delle famiglie che affrontano la disabilità e il numero dei caregiver trevigiani, quantificabili oltre i 100.000. Si tratta di familiari che per occuparsi del proprio caro disabile si trasformano in infermieri, assistenti, psicologi, ricoprendo funzioni spesso al di sopra delle proprie possibilità.
E allora si aggiunge l’assistenza domiciliare integrata fornita dall’Ulss 2, ma non è abbastanza, sia a livello temporale che di quantità di erogazione. Analizzando la situazione nel Trevigiano, emerge che c’è una platea grandissima di famiglie che hanno a che fare con la disabilità che, però, non sono intercettate né dai servizi sociali né dal servizio sanitario locale. Se vogliono occuparsi del figlio, del marito o moglie o dei genitori non autosufficienti devono ricorrere a alle proprie risorse private, sia in termini economici che in termini di tempo, trasformandosi, come dicevamo, da congiunti in assistenti.
Oggi i caregiver familiari in provincia di Treviso sono stimati intorno ai 100.000, i pazienti con almeno un accesso alle cure domiciliari si fermano invece sotto quota 30.000. Il problema è che spesso le cure domiciliari coprono un periodo temporale limitato nel giorno, nei casi più fortunati un paio d’ore. Il resto del tempo e delle cure è in mano ai familiari che, raccontano, finiscono per entrare in una spirale di attese, cure, speranze, da cui è difficile uscire indenni.
La legge regionale sui caregiver approvata lo scorso 29 settembre rappresenta un passo in avanti. Eppure non è abbastanza. Le famiglie si sentono sole e la speranza di poter inserire il proprio caro in una struttura.
I numeri dell’assistenza
Secondo i dati forniti dall’Ulss 2 nella provincia di Treviso i pazienti che hanno eseguito almeno un accesso all’assistenza domiciliare integrata nel 2025 in provincia di Treviso sono stati circa 28.380, di cui gli over 65 sono stati 25.400, mentre i pazienti sotto quella fascia sono stati quasi 3.000.
Nel 2024 le malattie cardio e cerebrovascolari sono risultate essere le patologie più frequenti tra gli assistiti in cure domiciliari (26%) seguite dalle neoplasie (11%) e dalle demenze (12%). Negli ultimi 2 anni si è registrato un significativo aumento del numero di pazienti in tutte le principali diagnosi.
Tra le figure professionali più richieste c’è quella dell’infermiere, seguita da medici di medicina generale, da quello dei medici palliativisti o specialisti. Non è dato sapere, però, la durata del servizio in media per ogni famiglia. Secondo gli esperti si tratta di un periodo quotidiano o settimanale limitato.
Le famiglie lasciate sole
«Le famiglie che non usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare integrata sono tantissime, sono la maggioranza. In più, l’assistenza pubblica è per un numero di ore molto limitato, quindi dietro c’è la famiglia che sopperisce al servizio e lo fa in forma privata, basta pensare alle badanti pagate direttamente dai familiari della persona non autosufficiente», commenta Giancarlo Cavallin, presidente del Csv Belluno Treviso.

«A questo si aggiunge anche la questione di carenza di risorse e così le famiglie si trovano fortemente in difficoltà. Ed è qui che dovrebbe fare la parte del leone il sociale», continua, «c’è l’esempio virtuoso di qualche Comune che si occupano del trasporto e dell’accompagnamento, sono servizi che vengono erogati in base all’Isee oppure tramite un contributo parziale. Non è molto ma è già qualcosa che fa sentire le famiglie meno sole».
L’organizzazione
Cavallin sottolinea il fatto che, proprio in un momento come questo di transizione, in cui si sta attuando la riforma degli Ambiti Territoriali Sociali (Ats) in Veneto che ricollocano la gestione dei servizi sociali su scale sovracomunale, è quanto mai fondamentale l’organizzazione.
«È importante», osserva, «che si attui rapidamente un’organizzazione in ambito territoriale, che il piccolo Comune collabori con quello più grande e che vengano operate scelte nazionali e regionali per finanziare maggiormente quello servizi di supporto alle famiglie».
Cavallin torna anche sul tema dei caregiver: «Non si può immaginare che basti dare un contributo alla famiglia perché si arrangi, può andare bene per alcuni casi, ma in altri non ce la fanno, basta pensare ad una coppia di anziani in cui uno non è autosufficiente, l’altro magari ce la fa ancora a reggere, ma fino a un certo punto si può tirare?».
«La famiglia con una persona disabile grave, nel tempo, rischia di crollare», continua, « ci vogliono risorse e servizi che riescano a supportare le famiglie, non possiamo credere che con una quota mensile si risolvano tutti i problemi, sarebbe bello, ma non è così».
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