Treviso, bar e negozi chiusi a turno: «Così la città non si svuota»
La proposta dell’Ascom contro l’effetto deserto: «Serve un calendario condiviso. Dovremmo organizzare un’offerta commerciale che garantisca un servizio ai residenti e ai turisti»

Treviso si è svuotata, strada dopo strada: attività chiuse, serrande abbassate e vetrine con le luci spente.
È l’immagine di questi giorni di Ferragosto e ora Ascom prova a capire come evitare che il prossimo agosto si ripeta la stessa scena. Sul tavolo c’è l’ipotesi di aperture a turno tra i commercianti e di un calendario condiviso, da valutare per tempo anche con il Comune.
La proposta
«Dovremmo organizzare un’offerta commerciale che garantisca un servizio ai residenti e ai turisti», dice Federico Capraro, presidente di Ascom Confcommercio Treviso. L’idea non è impedire ai commercianti di andare in ferie, ma coordinare meglio le chiusure. «Stiamo valutando la possibilità di attività aperte a turnazione, in modo da garantire il servizio ma anche l’attrattività della città».
Non è ancora un progetto definito, ma un’ipotesi già emersa in passato e che Ascom è pronta a rimettere sul tavolo. «Ci siamo trovati davanti a un caldo che non ci aspettavamo, almeno non in questa misura», spiega Capraro.
La frenata
Dopo un giugno positivo, con 489.000 arrivi in provincia, quasi 15.000 in più dell’anno precedente, da luglio è iniziata la frenata. Bar e ristoranti hanno segnalato incassi in calo anche del 40 per cento; Federalberghi ha registrato meno turisti e soggiorni più brevi.
Un rallentamento che, secondo Capraro, si è visto soprattutto nelle ore più calde, ma anche la sera. «È più di un mese che abbiamo temperature non usuali per le nostre zone. La scoperta di Treviso, anche per chi è in vacanza nei dintorni, non c’è stata». Con meno persone in giro, aggiunge, qualche esercente può aver scelto di fare o allungare le ferie. Una scelta comprensibile per il singolo negoziante, ma che, ripetuta da molte attività, finisce per cambiare il volto della città.
Questione di sistema
Il punto, per Ascom, non è soltanto economico. «L’attrattività di Treviso è anche commerciale ed enogastronomica. I negozi e i locali aperti sono un servizio, ma sono anche il cuore, il motore della città». Nel ragionamento rientra tutta l’offerta che porta i visitatori in centro, dalla ristorazione al tiramisù. Da qui, la seconda ipotesi: affiancare al calendario degli eventi estivi del Comune uno condiviso delle aperture commerciali.
Il Comune, riconosce Capraro, ha garantito continuità con cinema, teatro e musica. Il caldo ha cambiato anche il modo di fare turismo. Capraro afferma di aver visto meno cicloturisti, che negli ultimi anni avevano riempito il centro e le colline: «Abbiamo avuto un turismo molto più stanziale».
Nelle ore più torride, racconta, molti ospiti sono rimasti in piscina invece di scendere in centro o affrontare un giro tra le cantine. «Se questa è la tendenza, le nostre stagioni migliori saranno le mezze stagioni», avverte Capraro. Se il 2026 resterà un’eccezione, basterà organizzarsi meglio. Se invece estati come questa diventeranno la nuova normalità trevigiana, i turni potrebbero non bastare: «Dovremo rivedere tante cose: gli orari dei negozi, le chiusure». E forse anche il modo in cui la città pensa e organizza la propria stagione turistica.
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