Ville, Prosecco e schei: ecco il gioco da tavolo che parla di Treviso

Si chiama Trevisoland e nasce da un’idea di Doris Dozzo e Valeria Moschet. Vince chi riesce a diventare il più ricco del territorio: servono strategia, fortuna, fiuto per gli affari e perfino una certa predisposizione alla speculazione edilizia

Domenico Basso
Doris Dozzo e Valeria Moschet
Doris Dozzo e Valeria Moschet

Ville, Prosecco e soprattutto schei. Tanti schei. Perché se bisogna trasformare Treviso e la Marca in un gioco da tavolo, tanto vale farlo senza troppi giri di parole: vince chi riesce a diventare il più ricco del territorio. Servono strategia, fortuna, fiuto per gli affari e perfino una certa predisposizione alla «spietata speculazione edilizia».

Dentro a una scatola

Si chiama Trevisoland – ville, prosecco e schei ed è il nuovo progetto di Treviso Affair, ideato da Doris Dozzo e Valeria Moschet. Dopo aver raccontato la città attraverso le sue insegne storiche, le due content creator hanno deciso di metterla dentro una scatola.

E questa volta, accanto ai luoghi simbolo, hanno fatto entrare tic, abitudini, stereotipi e qualche contraddizione dei trevigiani. A partire proprio da quella parola: schei. Difficile trovarne un’altra capace di condensare in quattro lettere un pezzo così consistente dell’identità veneta.

Una parola che riporta inevitabilmente anche al celebre libro di Gian Antonio Stella, che negli anni Novanta raccontò il Nordest della corsa al benessere, dell’impresa e del denaro.

«Schei non è solo una parola, è un pezzo di identità veneta» spiegano Dozzo e Moschet. «Porta con sé l’orgoglio di un territorio che sa lavorare, costruire, produrre. Ma anche la capacità di riderci su, di non prenderci troppo sul serio». Nel titolo, aggiungono, ci sono «ironia e affetto, in una parola sola che ogni trevigiano capisce al volo». E anche l’obiettivo del gioco è molto trevigiano: diventare il più ricco della Marca. Una presa in giro? «Un po’ sì, ma con affetto. Il rapporto dei trevigiani con il mattone, il successo e la proprietà è parte della nostra cultura e della nostra storia. Metterlo in gioco, letteralmente, ci sembrava il modo più divertente e sincero per parlarne».

Si ride insieme

Persino la “spietata speculazione edilizia” diventa uno degli ingredienti della partita. «È una battuta che i trevigiani capiranno subito perché parla di qualcosa che conoscono bene. Il gioco non punta il dito contro nessuno: ride insieme ai giocatori, non di loro». Trevisoland vive del resto di stereotipi riconoscibili. Ville, Prosecco, schei e mattone, certo.

Ma anche uno dei riti cittadini più consolidati: l’aperitivo. «Probabilmente è lo stereotipo che ci ha fatto divertire di più: quella cultura dello spritz e dell’ombra che a Treviso è quasi una liturgia». E dietro il bicchiere, osservano, c’è «tutto un modo di stare insieme e di fare comunità». Mettere Treviso e un’intera provincia dentro un tabellone ha significato poi scegliere. «Lo abbiamo fatto con il cuore».

Non potevano mancare i Buranelli, piazza dei Signori, via Calmaggiore e la Restera. Poi lo sguardo si è allargato ad Asolo, Valdobbiadene, Follina, Possagno, al Monte Grappa e ad altri luoghi della provincia. Il tabellone è diventato così, nelle parole delle autrici, «una mappa sentimentale della Marca, non una cartina geografica».

E non mancano situazioni che un trevigiano riconoscerà immediatamente. «C’è la carta dove vai a comprare le pizzette calde in centro da Danesin, senti quel profumo che ti riporta a quando te le portava la nonna per merenda e ne compri tre volte quelle che volevi». Oppure il tiramisù, nel ristorante dove è nato, così buono da ordinarne due.

«Cose che ti capitano solo qui, dove la gola vince sempre su qualsiasi buon proposito». Dietro Trevisoland c’è però lo stesso sguardo che aveva animato il precedente progetto di Treviso Affair sulle vecchie insegne dei negozi. Allora Dozzo e Moschet avevano invitato i trevigiani ad alzare gli occhi per riscoprire le tracce di una città che rischiavano di non vedere più. Adesso chiedono loro di sedersi attorno a un tavolo. Mettendo insieme i due progetti emerge quella che definiscono “una Treviso vera”. «Non quella delle cartoline: quella delle mattine in Pescheria, della nebbia sulla Feltrina, dei canali che non tutti i turisti sanno di avere sotto ai piedi».

 

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