Treviso: banche, la lite dei comitati

TREVISO. Serata ad alta tensione quella di giovedì allo Stefanini di Treviso. L’incontro pubblico per i soci di Veneto Banca e Popolare di Vicenza sul tema rimborsi ha rischiato più volte di degenerare: dalle polemiche sull’organizzazione, con il pubblico chiuso fuori dall’istituto per oltre un’ora perché nessuno aveva aperto l’auditorium, allo scontro fra diversi comitati, fino alle accuse rivolte ad Andrea Arman (Associazione Azionisti Associati) di aver politicizzato l’evento per aver invitato la senatrice Paola De Pin (Movimento Cinque Stelle). La quale, per non far mancare nulla, a un certo punto ha minacciato di lasciare l’incontro, trattenuta a forza da Petra De Zanet, consigliere comunale trevigiana moderatrice dell’incontro.
«Una serata storta», conferma Andrea Arman, «c’è stato anche un contrasto all’interno dell’assemblea sulla lettura delle problematiche». Da una parte, la sua associazione: «No alle proposte di rimborso, senza “se” e senza “ma”. Accettando la transazione, tra l’altro, si rinuncia alle pretese sulle vecchie azioni», spiega Arman. Sulla stessa linea la senatrice De Pin, con il suo appello a non aderire all’offerta pubblica di transazione, descritta come un tentativo dello Stato centrale di “depredare” il popolo veneto. Dall’altra parte della barricata, invece, lo studio legale Rocca di Milano, rappresentato giovedì sera da Riccardo Rocca, che sulla questione ha un approccio più diplomatico. Per i soci che hanno acquistato le azioni prima del 2001, infatti, lo studio Rocca ha ritenuta adeguata l’offerta delle due banche, perché in linea con il valore delle quote all’epoca. Quindi converrebbe proseguire nella battaglia legale soltanto a chi ha comprato le quote tra il 2011 e il 2014: per tutti gli altri, un rimborso di 9 euro per azione nel caso della banca vicentina e del 15% del valore dell’azione al momento dell’acquisto nel caso di Veneto Banca sarebbe accettabile.Lo strappo, su questo punto, si è allargato, dividendo prima i relatori e poi la platea, composta da oltre 150 persone quantomai disorientate.
«In assenza totale di trasparenza sulle vere condizioni della banca, non ha senso una proposta del genere, è un'offerta a scatola chiusa» ha sottolineato Arman, «siamo tornati a due anni fa. E' chiaro che sono in pochi ad aderire all’Opt. Anche la forma è importante: deve esserci rispetto della persona, invece da quanto ci segnalano gli associati è in corso una sorta di “arrembaggio” da parte dei dipendenti delle banche a base di chiamate per convincere gli anziani ad aderire».
A scaldare gli animi aveva già contribuito la brutta sorpresa di inizio serata, con relatori e pubblico chiusi fuori dall’Istituto Stefanini. Qualcuno ha pensato al complotto, la maggior parte ha iniziato a inveire contro organizzatori e amministrazione comunale. Pare si sia trattato di una semplice incomprensione: «Ho telefonato al Comune di Treviso, ai vigili e alla Questura», racconta Petra De Zanet, «ho cercato di tenere tutti calmi, ma c’erano 150 persone arrabbiate che si sono scagliate contro di noi che abbiamo organizzato tutto e ci mettiamo la faccia. Non si è capito di chi sia la colpa. Abbiamo iniziato all’esterno ma qualcuno se n’è andato, poi è arrivato il preside dello Stefanini ad aprire le porte». Tra i relatori anche Alessandro Gnocchi (consigliere comunale a Treviso, come De Zanet, nel gruppo Liberi), Enzo Guidotto (presidente Assopopolarivenete) e Francesco Celotto (consulente e vice presidente Assopopolarivenete, tra i più “accesi” per l’inconveniente di inizio serata). Tutti rientrano nel coordinamento guidato dal prete veneziano Enrico Torta, ma giovedì sera le differenze hanno prevalso sulla battaglia comune.
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