Trevigiano arrestato negli Usa: «Ho fatto una cosa da poco, ma sono finito in cella con un assassino»

TREVISO. È ora un uomo libero Marino Marcon, il pensionato di 68 anni di San Fior arrestato a metà ottobre ad Atlanta (Usa). Ha scontato oltre due mesi di carcere e saldato il debito con la giustizia statunitense, tornando così a casa alla vigilia di Natale. «La prossima volta farà un viaggio organizzato pere evitare problemi. Ho fatto 2 mesi e 10 giorni di carcere, ora finalmente sono un libero cittadino», dice Marcon, rimasto turbato dall’esperienza. Ma ha conosciuto anche molte buone persone come l’avvocato Jeff, che gli è stato affidato dal Consolato e Ministero degli esteri.
L’AVVOCATO JEFF
Con una sorta di patteggiamento, rinunciando a contestare le accuse, Marcon ha ottenuto uno sconto sulla pena e la possibilità di essere rimpatriato dopo il carcere (non è stato necessario pagare la cauzione di 8 mila dollari). L’avvocato gli ha regalato una felpa dell’Atlanta United, la squadra di calcio della Major league soccer, che ora Marcon indossa con orgoglio.
Ha fatto amicizie in carcere con persone che l’hanno aiutato come Pedro, un immigrato ecuadoregno. «Gli invierò un vocabolario italiano spagnolo», dice il pensionato sanfiorese. Marino Marcon era stato accusato di disturbo della quiete pubblica, percosse, danneggiamento a proprietà privata. Eppure lui è nonno vigile del pedibus, impegnato col gruppo anziani: tutti erano rimasti sorpresi in paese.
«SONO ANDATO IN TILT»
«Ce l’avevo con il mondo, sono andato in tilt, non mangiavo, ero dimagrito di una ventina di chili, nel mio programma volevo andare a New Orleans – racconta Marcon – ma non so cosa mi è accaduto quel giorno. Ho rotto delle cose nella stanza dell’hotel, ho scaricato due estintori contro gli agenti, non volevo fare male a nessuno, io non ho mai fatto male nemmeno ad una mosca, mi sono subito scusato con i poliziotti».
Marcon è sempre stato un tipo avventuroso, dai viaggi nei Balcani in tenda negli Anni ‘90, alla traversata nell’Argentina in Vespa nel 2005. Negli Stati Uniti era già stato due volte, stavolta però le sue aspettative sono state disattese.
LA VITA IN CELLA
«Alberghi come topaie, per una notte 180 dollari, mangiare pessimo», spiega Marcon. Dopo quel 14 ottobre è stato per due mesi rinchiuso nel Fulton County Jail, carcere famoso per la serie Sky "I miei 60 giorni all'inferno".
«La prima settimana è stata molto difficile, ero in cella con un tipo che mi minacciava, voleva i miei soldi e passaporto, lui era dentro per omicidio», racconta Marcon. «Era un carcere da paura, una cosa spropositata per quello che ho fatto, nemmeno un’ora d’aria – aggiunge - poi è andata meglio, ho conosciuto Pedro, tutti sono stati buoni e gli altri carcerati mi davano da mangiare quello che non mangiavano loro».
Liberato, all’aeroporto è stato scortato da due ex agenti Fbi. A Roma sono andati a prenderlo i cugini Carlo Marcon e Mario e Ferruccio Modolo e così è tornato nella sua casa di San Fior, festeggiato anche dal suo cagnolino Paco.
Diego Bortolotto
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