I trevigiani hanno scoperto le criptovalute
Secondo le dichiarazioni dei redditi, investono in media dai 20 ai 30 mila euro a testa. I sindacati: «Fenomeno in crescita»

In media i trevigiani investono tra i 20 e i 30 mila euro a testa in bitcoin e altre valute digitali. Le punte, in quadro molto polarizzato, arrivano anche a cifre dieci, cento volte tanto. Ma se un tempo era affare per pochi, oggi sono aumentati gli sperimentatori.
Molti sono giovani (under 30, con una forte presenza anche nella fascia 18-24) e professionisti di mezza età, fino ai 46 anni, anche se secondo gli addetti ai lavori il profilo sta evolvendo verso una maggiore maturità. Con l’aumentare dei possessori di bitcoin e cripto, che è bene ricordare sono strumenti differenti, è cresciuto anche il numero dei punti vendita che accettano transazioni con la moneta digitale.
È la prima volta che questi investimenti vengono quantificati, perché pur essendo il secondo anno in cui si devono denunciare in sede di dichiarazione dei redditi, l’anno scorso è stato considerato un po’ un anno zero.
A fornire questa fotografia sono i patronati dei sindacati provinciali che hanno analizzato le dichiarazioni dei trevigiani iscritti. Si tratta quindi di una fotografia parziale, dalla quale restano escluse le dichiarazioni di chi non si affida ai sindacati e anche dei tanti, tantissimi, che non si erano ancora allineati con le nuove direttive.
L’analisi
Secondo il patronato della Cgil Treviso, nel 2025 sono stati circa mille, su un totale di circa 75 mila, i contribuenti che hanno dichiarato di aver investito in criptovalute. A fornire, invece il valore medio dell’investimento è stata la Uil Veneto.
«I trevigiani investono mediamente tra i 20 e i 30 mila euro, ma ci sono diversi casi in cui si arriva anche a 60 mila euro», conferma Gianluca Fraioli, segretario generale dell’appena costituita Uilfpc Veneto, nata Dall’unione di Uilcom e Uilposte, «È un dato parziale perché molti non sapevano che avevano l’obbligo di inserire i dati nelle dichiarazioni».
Fraioli traccia poi un identikit dell’investitore: «Chi usa la cripto conosce bene il meccanismo e il prodotto, difficilmente sono degli sprovveduti». Sprovveduti o meno quello che incuriosisce è come siano aumentati negli anni gli investitori appartenenti al ceto medio, non solo persone con importanti capitali a disposizione, ma anche chi vuole provare a far fruttare qualche risparmio nel più breve tempo possibile.
I risparmiatori e le cripto
«Il rapporto tra il ceto medio e le criptovalute, nel nostro territorio è in evoluzione ed è caratterizzato da un interesse crescente, inteso come forma di diversificazione del risparmio, ma anche da una crescente attenzione alla tassazione e alla volatilità del mercato», commenta Monica Giomo, dirigente Caf Cgil Veneto e responsabile dell’area della provincia di Treviso, che approfondisce «le criptovalute vengono viste come un’opportunità per cercare rendimenti superiori a fronte di un alto rischio, in un contesto in cui si fa sempre più fatica a risparmiare, visto il caro vita, i salari che non sono aumentati e la diffusa precarietà del lavoro.
strategie di investimento
Secondo Giomo una strategia comune consiste nell’investire piccole o piccolissime somme mensili per mediare il prezzo di acquisto di criptovalute principali come bitcoin. Una sorta di piano di accumulo. «Molti investitori retail, i piccoli risparmiatori, acquistano criptovalute su piattaforme specializzate, talvolta non attratti dai bassi rendimenti degli strumenti finanziari tradizionali». Centrale poi il tema della tassazione che, dal 2025, si è inasprita: l’aliquota sulle plusvalenze è fissata al 26%, ed è prevista una tassazione del 33% sulle plusvalenze dal 2026. «Il mercato cripto è caratterizzato da forti oscillazioni, anche alla luce del contesto internazionale dettato da una grande incertezza. Cambiamenti che possono cogliere di sorpresa gli investitori meno esperti, in particolare proprio i piccoli investitori, che invece di trovare un gruzzoletto rischiano di vedere erosa la somma investita». —
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