«Torni pure Goldin ma Santa Caterina è il posto sbagliato»

«Non ce l’abbiamo né con Goldin, né con il suo ritorno a Treviso. Ce l’abbiamo però con il fatto che il sindaco Manildo abbia deciso tutto da solo con l’assessore Camolei. Tenendo all’oscuro la maggioranza. E non accettiamo che il museo di Santa Caterina venga stravolto per ospitare la mostra di Goldin. Chiederemo chiarimenti in consiglio comunale».
A parlare così è buona parte della maggioranza consiliare, con toni più o meno accesi, dal Pd a Sel a Per Treviso.
La giunta Manildo è sulla graticola per non aver rispettato uno dei cardini della campagna elettorale: la «condivisione» dei progetti per la città con la maggioranza. Così non è stato per il ritorno di Marco Goldin in città, per una grande mostra che si terrà a Santa Caterina in autunno. E così buona parte della maggioranza si è ribellata, soprattutto per «gli stravolgimenti» che subirebbe Santa Caterina per accogliere l’allestimento, tra adeguamenti impiantistici e funzionali. E infatti sabato scorso è andata in scena una visita guidata a Santa Caterina non tanto contro Goldin quanto «per ribadire la necessità di valorizzare il nostro patrimonio culturale», dice Daniela Zanussi del Pd, che ha organizzato l’iniziativa e che, dicono i bene informati, abbia poi ricevuto una telefonata di fuoco di Manildo. Ma prima c’è stata anche una lettera aperta di decine di politici e intellettuali trevigiani, che reclamano investimenti culturali «non solo» per Goldin, e che oggi torneranno a riunirsi per fare il punto. Crescono quindi le voci del dissenso, tanto che Manildo ha promesso alla propria maggioranza, per la prossima settimana, un incontro chiarificatore, ma poi ci sarà un passaggio in consiglio. Basterà? Sentiamo i “ribelli”. Domenico Zanata, consigliere comunale del Pd: «Le politiche culturali della città vanno indirizzate diversamente. Museo diffuso, diceva il nostro programma elettorale, non mega eventi che oscurano tutto il resto. Non siamo stati coinvolti su nulla. Ben venga Goldin, ma non così e non a Santa Caterina. Serve un passaggio in consiglio comunale e pure una pausa di riflessione». Said Chaibi, capogruppo di Sel: «Manildo continua a non darci risposte. Ci sono colleghi che devono fare richiesta atti per sapere dei lavori a Santa Caterina: perché l’assessore alla cultura Franchin non prende posizione?». Pretty Gorza, Sel: «Non siamo contro il ritorno di Goldin, anzi. Il problema è un altro: chi, in questa faccenda, è nella stanza dei bottoni? Perché la maggioranza continua a non essere interpellata e coinvolta in questo come in altri progetti? Perché bisogna spendere un milione e 200 mila euro di lavori quando all’inizio erano 600 mila?». Maristella Caldato, Pd: «È il metodo che non accettiamo. Ho dovuto fare 5 richieste atti per capirne qualcosa. Perché il progetto preliminare lo hanno fatto gli uffici comunali mentre quello esecutivo è stato affidato a un privato? E poi: visto che l’assegnazione dei lavori aveva errori formali, quando partirà il cantiere?». Ancora Daniela Zanussi del Pd, storica dell’arte: «Bisogna fare chiarezza. Io il progetto dei lavori a Santa Caterina l’ho visto e sono preoccupata: si stravolgerà Santa Caterina rendendo marginale il suo percorso museale permanente. Per una mostra occasionale. E poi? Dovremo spendere altri soldi per far tornare tutto come prima?». Più morbido Gian Mario Bozzo di Per Treviso: «La fruibilità di Santa Caterina, i tempi e i modi pongono un problema reale, ma sono convinto che il sindaco darà risposte chiare. Però per simili eventi sarebbe meglio usare palazzo dei Trecento, spostando il consiglio in prefettura quando verrà liberata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








