Tensione nel centrodestra spuntano Ghedini e De Poli

Il Cavaliere vuole candidare nella Marca i due big di Forza Italia e “Noi per l’Italia” In questo quadro la Lega rischia di perdere due seggi “sicuri” all’uninominale

Spunta anche il nome di Niccolò Ghedini, l’avvocato padovano del Cavaliere, per un seggio della Marca alle prossime politiche del 4 marzo. E anche quello di Antonio De Poli, big dell’Udc, e suo presidente, che ha scelto il centrodestra con la quarta gamba di Noi per l’Italia. La Marca, per il centrodestra, diventa in queste ore terreno di paracadutati illustri. E il quadro dei sei collegi uninominali - 4 alla Camera e 2 al Senato - assomiglia alla roulette dove le palline girano....ma ancora non si depositano in una casella del territorio.

Tensione altissima, ed è facile capire il perché: la Lega, proprio con il segretario Toni Da Re, aveva detto che 7 seggi agli alleati di Forza Italia, uno per provincia, sarebbe stato la quadra ottimale. E aveva aperto all’amico Piergiogio Cortellazzo, estense, già capogruppo in Regione. E invece, nel fine settimana, sono spuntati prima i 2 seggi da assegnare a Fratelli D’Italia e - dunque la Lega è scesa a 17 idei 28 collegi veneti fra i due rami del Parlamento – e fra domenica e lunedì anche i 2 seggi da segnare alla quarta gamba, No i per l’Italia, l’aggregazione degli ex, Scelta Civica, Zanetti in primis, Direzione Italia di Fitto, Sernagiotto & co, gli ex Udc di De Poli e i tosiani di Fare, puro fumo negli occhi, se non veleno, per il Carroccio di Marca, che sulla guerra a Tosi ha visto Da Re Coin & Co tornare in sella al partito, con tossine e veleni non ancora smaltiti .

Ma anche il baffo di Da Re, solitamente inflessibile nei veneti confini, si deve piegare ai diktat da Arcore e Milano. La base mugugna, e non poco, rivendicando i rapporti di forza e alla pancia della Lega gli ex Dc sono sempre piaciuti poco – . ma la vittoria e il governo valgono bene concessioni alle forze minori, dopo la svolta storica di Salvini che ha nazionalizzato la Lega.

Da due giorni, si è così molto complicato un quadro che sembrava definito.

Prima il seggio trevigiano da cedere a Forza Italia: sembrava che Cortellazzo dovesse venir schierato a Conegliano, ma la Lega preferiva Castelfranco, ora spunta il nome di Ghedini, davanti al quale nessuno può frapporre ostacoli, perché lo schiera direttamente il Cavaliere. Poi questo nuovo seggio riservato a “Noi per l’Italia”: la Lega ha posto come condizione irrinunciabile che non venisse paracadutato un tosiano. Qualcuno ha cercato allora di inserire uno dei seggi di Fratelli d’Italia, ma non erano graditissimi neppure i sostenitori dell’ala di Berlato. C Così si è tornati a «Noi per l’Italia: e dal momento che l’ex sottosegretario uscente Enrico Zanetti vorrebbe correre in un seggio del Veneziano, è più probabile che sia Antonio De Poli a correre nella Marca, quando sembrava destinato a un seggio del Padovano. Ma la Marca, forse la provincia più blindata per il centrodestra in un Veneto quasi blindato, e dunque fa gola a tutti.

Ma a nessuno - sia nella Lega si in Forza Italia – sfugge cosa comporti l’arrivo di due candidati esterni, illustri o meno: penalizzazioni per i candidati trevigiani, retrocessi nei listini plurinominali. Fra chi rischia, c’è Massimo Candura, segretario provinciale cittadino. Coì come, in Forza Italia, Raffaele Baratto, presidente di Ats ed ex sindaco di Pederobba, che deve ora sperare di essere capolista. Lo sponsorizza il segretario provinciale Fabio Chies, che ora deve difendere la rappresentanza trevigiana del partito azzurro, che vuole rilanciarsi sulla scia della campagna di Berlusconi: c’è già chi mugugna, ad esempio in un capoluogo che rischia di non avere candidati nella liste.

Andrea Passerini

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