Tanti bimbi senza vaccino, allerta per la diffusione di pertosse, polio e morbillo

TREVISO. Le vaccinazioni dei bambini trevigiani sono scese sotto i livelli di guardia. Avanti di questo passo il rischio della diffusione massiccia di malattie come poliomielite, pertosse e morbillo si fa più concreto.
Nelle 3 aziende sanitarie della Marca risulta che meno del 95% dei piccoli in età pediatrica conclude il ciclo della profilassi previsto nei primi 24 mesi di vita. Un crollo preoccupante, guardato con attenzione dai medici e dallo stesso Ministero della Salute, visto che non rispettare la soglia prevista dei 95 vaccinati ogni 100 abitanti, espone la popolazione non immune ad entrare in contatto con virus e batteri con maggior facilità.
Il trend è negativo su scala nazionale ma non lascia indenni le tre Usl trevigiane. Sempre più genitori decidono di non sottoporre i propri figli ai cicli di siero, anche se obbligatori, spinti dall'ondata di allarmismo che circola sul web e che viene fomentata da gruppi anti-vax. La metà degli infanti non vaccinati contro la polio è dovuta a mamme e papà che si sono rifiutati.
Nell'ambito della profilassi obbligatoria che comprende tetano, difterite, poliomielite ed epatite B a soffrire maggiormente è la somministrazione di antipolio che prevede 3 richiami nell'arco di due anni. La quota di bambini che in Veneto non concludono l'iter è passata in media dal 2% del 2003 all'8,3% del 2012 con un record di inadempienti registrato nell'Usl 8. L'Asolano soffre infatti di una dispersione dalla prima all'ultima dose del 3,1% contro lo 0,2% dell'Usl 7 e l'1,8% dell'Usl 9.
«Il calo è generalizzato ma la nostra azienda vive il problema in modo più forte. Probabilmente nell'area della Pedemontana si è sviluppato un clima culturale di maggior perplessità» spiega Maurizio Sforzi, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell'Usl 8 «la nostra sfida è di spingere sulla corretta informazione e sull'alleanza con i pediatri». Non a caso l'ultima newsletter è stata dedicata proprio all'importanza della vaccinazione. Nell'Usl 7 invece il record negativo, con l'83,1% di risposta riguarda la varicella, mentre si ferma al 90,5% la copertura l'epatite B e al 92% quella per la pertosse. Anche nell'Usl 9 il tasso di risposta si pone sotto ai livelli di guardia. La maglia nera spetta all'epatite B. Solo il 92,5% dei nati nel 2013 hanno ultimato la profilassi, si sale al 93% per polio e difterite, resiste un po' meglio il tetano con il 93,5%. Se rovinosa è la situazione degli obbligatori, allarmante è la risposta per i vaccini “consigliati”, come morbillo, rosolia, parotite, meningococco C e varicella.
A destare le maggiori preoccupazioni è proprio la mancanza di copertura vaccinale per il morbillo, il più bistratto dei sieri perché associato dalle leghe anti-vax all'autismo. A Treviso, nell’arco di 5 anni si è passati dal 96% al 90% di bimbi. Il trend è quindi in discesa e il morbillo potrebbe diventare un serio problema di salute pubblica.
«Meno persone vaccino più raccolgo soggetti non immuni e questo aumenta il rischio di epidemie» continua Mauro Ramigni del dipartimento di Prevenzione dell'Usl 9. Proprio per questo l’azienda sanitaria trevigiana sta attuando una strategia “faccia a faccia”: «per invertire la tendenza cerchiamo di coinvolgere direttamente i genitori con lettere e colloqui individuali» spiega Ramigni, «in modo da far circolare una corretta informazione». Ma non sempre si riesce ad arginare la diffusione di teorie spesso caricate più dall’enfasi della rete che da accreditabili e intelligenti report medici. I rischi, ovvi, sono per la salute dei bimbi stessi, così come per quella di altre persone.
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