«La profilassi fondamentale, non farla è un errore»

Parla il virologo Giorgio Palù: "Vanno stigmatizzati i medici che scoraggiano i vaccini"
Il virologo Giorgio Palù
Il virologo Giorgio Palù

TREVISO. «I vaccini insieme all'acqua potabile sono stati due passi avanti che hanno fatto diminuire di più la mortalità nel mondo. I vaccini non fanno male, sono il farmaco più a buon mercato che ci sia, servono a prevenire e mai come in questo momento di trasmigrazione in un'Europa che non ha più muri, la profilassi risulta necessaria. Abbassare la soglia è estremamente pericoloso».

A dirlo è la voce autorevole del virologo Giorgio Palù presidente della Società Europea di Virologia e responsabile del Centro Regionale di Tipizzazione Genetica e Fenotipica degli agenti da Infezione.

Il luminare commenta così l'utilità dei vaccini pediatrici, invitando i genitori a non lasciarsi condizionare dai messaggi allarmanti diffusi dalle leghe anti-vaccino.

Professor Palù, che cosa significa essere scesi sotto alla soglia del 95% di copertura?

«Significa che il 95% è la soglia utile per garantire l'immunità di gregge. Se il 95% delle persone ha gli anticorpi contro quel patogeno sarà in grado di proteggere da questo anche chi non è vaccinato. Se si va sotto questo limite il patogeno può proliferare maggiormente, sottoponendo la popolazione ad un maggior rischio di contagio».

Un esempio concreto?

«Un caso significativo è il morbillo, anche se non rientra nelle vaccinazioni obbligatorie è il più contagioso. Il morbillo ha infatti il maggior indice di infettività. Un soggetto infetto ne infetta altri 20. E le complicanze possono essere molto serie, fino alla morte, nell'adulto che lo contrae».

Avanti di questo passo, quali potrebbero essere le ripercussioni del massiccio calo di vaccinazioni?

«Abbiamo avuto un caso di difterite in Spagna, uno di pertosse a Bologna. Non va trascurato neppure il morbillo e poi i casi di poliomielite che si stanno verificando nell'Europa dell'Est, in Ucraina e in Siria. I siriani sono alle porte. Oggi vige la convinzione che il benessere nella nostra società sia garantito in automatico, ma non è così».

Quali potrebbero essere le misure a livello istituzionale per invertire la tendenza negativa?

«Lavorando sulla formazione dei professionisti della sanità per creare una cultura pro vaccini, rinforzando l'insegnamento nel corso di laurea. Bisognerebbe anche contrastare la cattiva informazione che sottrae milioni di persone ogni anno ai vaccini con una propaganda di Ministero, Regione e società scientifiche per mettere in evidenza i benefici del vaccino. Non da ultimo bisognerebbe rendere omogenee la somministrazioni e gli acquisti, ad oggi abbiamo 21 registri regionali, bisognerebbe metterli in relazione tra loro informatizzandoli in toto».

In questi giorni si parla anche di sanzionare i medici che sconsigliano il vaccino?

«La salute è un diritto costituzionale e il medico ha il dovere di salvaguardare la salute della comunità. L'atteggiamento del professionista che scoraggia andrebbe assolutamente altrettanto stigmatizzato».

(v.c.)

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