Suoni di Marca va verso l’addio: «Costi e impegno ora insostenibili»
Spettatori in calo, solamente 43.000 presenze in 16 serate. L’organizzatore Gatto: «Questa forse l’ultima edizione». Poi l’attacco alle istituzioni: «Ci hanno lasciati troppo soli»

«Avremmo voluto salutarci con la promessa concreta, come da tradizione, di rivederci l’anno prossimo, ma purtroppo non sarà così».Paolo Gatto, direttore artistico di Suoni di Marca, lo dice esplicitamente: quella che si chiude sabato 25 luglio potrebbe essere stata l’ultima edizione di Suoni di Marca.
«Il futuro di Suoni di Marca non è scontato. In poche parole: alle condizioni attuali, un festival gratuito, a offerta libera, inclusivo, accessibile e di qualità non è più economicamente sostenibile in autonomia. I numeri parlano chiaro: 43.000 presenze nel corso delle sedici sere in calendario sono un numero nettamente basso rispetto alle edizioni passate. Ma le difficoltà sicuramente non sono circoscritte al numero di presenze, le problematicità sono più radicate. Si pensi ai vari soggetti coinvolti e alle spese che stanno alla base di ogni singolo concerto oltre a quelle per l'artistico: sicurezza, protezione civile, servizio sanitario, forniture idriche ed elettriche, occupazione del suolo pubblico, Siae, affissioni, promozione, tecnici, lavoratori, strutture, allestimento audio-luci, e tanto altro.

Quantificando tutte queste spese, nemmeno l’offerta all’ingresso che negli ultimi giorni è stata caldeggiata sarebbe comunque possibile per sostenere una sola giornata di festival. Tutti costi e rischi economici, questi, che non possono essere affrontabili in autonomia».
Dall’organizzatore arriva poi un attacco diretto alle istituzioni locali: «Un’autonomia dettata anche da un graduale e inesorabile distacco da parte delle istituzioni che hanno lasciato al Festival oneri sempre più gravosi. In tal senso il contributo e il supporto degli sponsor sopracitati si è invece rivelato determinante per continuare fino a qui. Tutto ciò però non basta. Per questo rivolgiamo una richiesta chiara alle istituzioni: servirà un sostegno economico e organizzativo più concreto e proporzionato al valore culturale e sociale, e all’indotto turistico che il festival genera per la città e per il territorio. La richiesta non è di un intervento occasionale, ma di un supporto effettivo dato da un riconoscimento maggiore a Suoni di Marca in quanto patrimonio culturale. La volontà di continuare c’è, ma la volontà, da sola, non basta. Vogliamo che Suoni di Marca resti il festival dell’estate, accessibile, gratuito, alla portata di tutti e sostenibile. Un luogo d’incontro e di comunità, garantendo allo stesso tempo qualità artistica, sicurezza e rispetto per l’ambiente e per il lavoro di tutte le persone coinvolte. L’invito è rivolto anche alla cittadinanza. Per anni abbiamo difeso la gratuità come elemento centrale del Festival e non vogliamo rinunciare ai valori che hanno reso Suoni di Marca quello che è. Oggi, però, si rende necessario aprire insieme una riflessione: come possiamo continuare a garantire questa esperienza senza snaturare l’idea alla base? Anche quando la cultura è gratuita per chi la vive, non è mai gratuita per chi la realizza e per questo motivo vogliamo impegnarci per trovare una formula nuova che mantenga il festival popolare e inclusivo, senza comprometterne la qualità e senza mettere a rischio chi lo organizza».

La questione «rimane aperta, consapevoli solo che con la sua trentaseiesima edizione Suoni di Marca chiude un primo tomo di storia, senza certezze per quanto riguarda un eventuale nuovo appuntamento. Ciò che è certo è che Suoni di Marca vuole continuare a essere il festival della città, ma per farlo ha bisogno di un impegno concreto da parte di istituzioni e una risposta della comunità. Perché un festival appartiene a chi lo organizza, ma soprattutto a chi lo vive. Grazie infine a chi durante queste sedici serate ha deciso di venire a trovarci e di passare una serata di musica sulle Mura di Treviso».
Tra gli aspetti positivi di questa edizione, secondo Gatto: «Suoni di Marca 2026 volge al termine portando fino alla fine la sua idea di Festival sostenibile e inclusivo, rivolto a valorizzare la città che da ben trentasei anni lo ospita: Treviso. Sedici serate all’insegna della buona musica proposta nella forma più accessibile a chiunque, con ingresso libero con contributo responsabile e facoltativo. Le Mura rinascimentali come di consueto si sono trasformate in una “città nella città” del tutto accogliente e familiare. Tre palchi: San Marco, Caccianiga e Santi Quaranta; il Percorso del Gusto, con una trentina di stand dalla grande varietà di piatti tipici, dalle specialità locali ai gusti da tutto il mondo, dal finger e street food ai ristoranti storici del trevigiano; la Mostra Mercato, mercato etnico con oltre venti espositori e bancarelle di oggettistica, memorabilia e gioielleria, principalmente home-made, ma anche di vestiario vintage e usato; e l’Area Bimbi allestita da Alì. Il primo ringraziamento va alla squadra di volontari, oltre centosettanta tra accoglienza, produzione, bar, comunicazione, logistica, responsabili tecnici e addetti alle isole ecologiche per la raccolta differenziata fornite da Contarina. Una squadra che col tempo si è fortificata, è diventata una vera famiglia e porta avanti la missione della kermesse. Tra i ringraziamenti sarebbe doveroso citare uno per uno tutti coloro che rendono possibile la realizzazione di Suoni di Marca – precisa Gatto – Ma vorrei farlo ancora una volta in questa sede, perché sono tutti straordinari. A volte si compiono dei piccoli miracoli nel tempo e nello spazio» Grazie quindi ai direttori di produzione, ai responsabili della logistica, dell’amministrazione e della direzione del cantiere, ai progettisti, ai fotografi, al team di comunicazione e ufficio stampa. A Francesca Bazzoni, Stefano Petterson, Fabio Marchese, Giulia Baldissera, Federica Rossetto, Leonardo Viscuso, Federica Campeotto, Elena Campeotto, Andrea Paladini, Davide Rossetto, Carlo Mezzalira, Francesco Califano, Ilenia Pinarello, Barbara Minetto, Michela De Biasi, Alessandro Nappa, Fabio Tullio, Loris D’Ambrosi, Barry Mason e Squarz. A Imputlevel Group e Dee Group, a tutti i volontari e quanti si sono spesi per dare vita alla “città nella città”».

Tra i «grazie» ci sono quelli a «Protezione Civile e Forze dell’Ordine, garantendo la mobilità veicolare, oltre alla presenza di alcuni volontari del gruppo Alpini di Treviso, che assieme al personale dello staff dell’Associazione Suoni di Marca hanno presidiato gli accessi e hanno fornito la propria preziosa collaborazione alla sicurezza privata della Securlogic per garantire un efficiente piano di sicurezza in tutta l’area. Un ulteriore ringraziamento va per il sostegno a Regione del Veneto, Ministero per il Turismo, Provincia di Treviso, Comune di Treviso, Treviso d’Estate, RetEventi, Camera di Commercio di Treviso e Confcommercio, agli oltre cinquanta sponsor e ai Main Partner: Gruppo Forst, CentroMarca Banca, Contarina S.p.A., Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Ascotrade Gruppo Hera, Alì S.p.A., Eksi Energia, Aperol, Mitsubishi Electric, Civis, Astoria, Radio Company. Di questa trentaseiesima edizione si conservano diversi ricordi legati ai concerti, accolti sempre con grande entusiasmo. Da I Ministri che cantano sotto la pioggia, ad Appino degli Zen Circus che “naviga” sulla folla a bordo di un canotto gonfiabile; da Ditonellapiaga che invita sul palco Donatella Rettore per cantare insieme a lei, ai Savana Funk che dal palco ringraziano Treviso, riconoscendola come una delle città che fin da subito ha creduto in loro. E ancora, da ricordare, il ritorno di Pupo che ha recuperato la data dello scorso anno annullata per maltempo, i Trammps, che con la leggendaria Disco Inferno hanno fatto ballare tutta la platea, la partecipazione a sorpresa di Glenn White durante il live di Den Harrow, fino ai rituali post-concerto che hanno concluso ogni serata. Il brindisi tra gli artisti e lo staff col vino Astoria e la consegna delle serigrafie realizzate dal collettivo Pezzi di Carta. Memorie che rendono Suoni di Marca unico, ancora, dopo trentasei anni di storia. La musica è e resta il cuore pulsante dell’intera kermesse e ciò che si percepisce, quest’anno in particolar modo, sono un’attenzione e un amore sincero verso la scena locale della Marca Trevigiana e oltre, promossa sempre più spesso anche sul Main Stage. I palchi Caccianiga e Santi Quaranta, da sempre teatro per gli emergenti, continuano a espandere la propria lista di collaboratori, avvicinandosi a realtà non più solo trevigiane ma provenienti da tutta la regione. Tra gli immancabili e apprezzatissimi Treviso Suona Jazz, Officine Sonore, Progetto Giovani e Associazione Musicale Manzato, si sono ritagliati uno spazio anche il collettivo Three Blackbirds, l’etichetta indipendente Shyrec, il format di cantautorato Voci Sparse e la delegazione veneta del contest nazionale Arezzo Wave. Tutte realtà, queste, dall’identità inequivocabile, ben consolidata e che, come lo stesso Suoni di Marca, ha a cuore la crescita degli artisti indipendenti del territorio. Guardando i nomi in cartellone non si può che avere conferma di tutto questo. Le aperture, sempre di qualità e coerenti con l’artista principale, sfoggiano la gran varietà che compone il sottosuolo musicale del Veneto con sonorità tradizionali che pescano “dalle Alpi alle Ande”. Quindi a rompere il ghiaccio per una serata all’insegna del groove dell’ironia con Vallanzaska e Savana Funk ci hanno pensato i Super OK con la loro chicha sicodelica, mentre il turbo-cantautorato della Piccola Orchestra MDM si è rivelato il giusto apripista per il folk spensierato della Bandabardò. Con l’ingresso in scaletta di Queen of Saba e Ama Supreme, la serata che ha visto l’esibizione di Ditonellapiaga ha dato risalto alle voci della comunità queer e alla musica come valore di resistenza, mentre il dj set degli inglesi Idles ha coronato un piccolo festival nel festival organizzato in collaborazione col collettivo Three Blackbirds e l’etichetta indipendente Shyrec che hanno portato Talk to Her, Captain Mantell, Blank Verse e Zabrisky sui tre palchi delle Mura. Il giusto riconoscimento all’underground ricco e in fermento, un’idea di musica che guarda in avanti».
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