Suicida a 13 anni, la madre: ascoltate i figli

VEDELAGO. Il suo cuore è gonfio di dolore, ma la mamma del tredicenne di Fossalunga, che si è tolto la vita domenica sera, trova lo stesso la forza per lanciare un appello affinchè «tragedie come quella che stiamo vivendo noi non abbiano a ripetersi». «State vicino e ascoltate i vostri figli», dice accarezzando con il pensiero il volto del suo ragazzo triste che non c’è più.
Per lei resta un gesto difficilmente spiegabile quello compiuto dal figlio maggiore, 13 anni appena, un anno dopo la morte del padre in un incidente stradale.
«Non solo i genitori», continua la mamma, «ma anche la scuola, gli insegnanti in modo particolare, stiano vicini ai nostri figli e li aiutino nei momenti di difficoltà comunicando sempre con noi genitori».
Non riesce a darsi pace davanti al gesto estremo compiuto dal figlio alla fine di una giornata passata con gli amici.
Quello del tredicenne è stato un dolore vissuto sempre in silenzio e nascosto dietro ai suoi sorrisi e alla sua dolcezza. Aveva fatto qualche confidenza agli amici e ai prof della scuola media, ma nessuno aveva intuito davvero la profondità del suo disagio.
Venti giorni fa aveva fatto la cresima e domenica sera si era ritrovato con gli amici del catechismo e con il parroco per una pizza. Al rientro la tragedia. È andato nella sua cameretta. Ha preso una corda e si è diretto al terrazzino di un’altra stanza. L’ha legata attorno alla ringhiera e dopo al collo. Poi un salto nel vuoto. A trovarlo è stato proprio la mamma, dopo averlo cercato per tutta la casa, ma oramai per il ragazzino non c’era più niente da fare.
«Era un angelo, adesso forse lo è anche di più», lo ricorda tra le lacrime, «Mio figlio era un ragazzino sorridente come tanti della sua età. Per questo non riesco a darmi una spiegazione per quello che ha fatto». Un anno fa aveva perso il papà in un drammatico incidente stradale. Così si è ritrovato in casa con la mamma e la sorellina più piccola. Un altro fratellino vive con gli zii.
«Si sentiva responsabile nei confronti dei suoi fratelli», ricorda la mamma, «Era sempre presente nella vita della nostra famiglia e forse è stato un peso troppo grande da portare per lui». «Quello che ha fatto il mio bambino non è un esempio da seguire», si sfoga la mamma, «C’è sempre una soluzione a tutti i problemi, soprattutto a quest’età basta parlare con i genitori, con un amico o un parente l’importante è chiedere aiuto». Importante è anche il ruolo della scuola che secondo la mamma «dovrebbe segnalare quando i nostri figli attraversano momenti di disagio. Anche i professori possono stare vicino a questi ragazzi ed è molto importante che nel corso dell’anno scolastico organizzino degli incontri con psicologi ed esperti, così aiutano noi genitori a trovare il modo migliore per stare loro accanto».
Una vita apparentemente normale agli occhi di tutti, quella del tredicenne che invece viveva un grande disagio. «Per me era un bambino felice, tranquillo, un po’ riservato», conclude la mamma, «Ma mai e per alcun motivo al mondo avrei pensato che potesse fare un gesto così. Mi manca, perché era l’anima della casa, della nostra famiglia e soprattutto era il mio “ometto” speciale con i suoi grandi sorrisi e la sua dolcezza».
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