Stupra ragazza dietro la stazione Gentilini: va preso e castrato

Orrore a Treviso, vittima una studentessa 21enne. Stava andando all'università. Erano le 7. Il quartiere sotto choc. Caccia all’orco. L'ira del vicensindaco Gentilini
POLONI TREVISO STUDENTESSA VILOENTATA VICINO SOTOPASSO STAZIONE FS VICINO VIA DANDOLO, IN FOTO SCARPA DELLA QUESTURA agenzia fotografica fotofilm
POLONI TREVISO STUDENTESSA VILOENTATA VICINO SOTOPASSO STAZIONE FS VICINO VIA DANDOLO, IN FOTO SCARPA DELLA QUESTURA agenzia fotografica fotofilm

TREVISO. Decine di pendolari e studenti imboccano il sottopasso della stazione. A quindici metri di distanza, una ragazza viene violentata da un uomo. Si è tolto addirittura scarpe e pantaloni. Interminabili, atroci minuti. Le punta un coltello alla gola, la ferisce per farla star zitta. Sono le sette del mattino. Nessuno vede, nessuno chiama la polizia. Violenza shock a Treviso. Una brutalità senza precedenti, per modi e contesto.

Lei ha ventun anni, vive in città, studia a Padova. Come ogni mattina, prende il treno per andare all’università. Percorre il passaggio pedonale dietro la stazione, quello che collega via Dandolo alla scala che porta nel sottopasso. E’ presto, ma attorno a lei sono già decine gli studenti e i lavoratori che percorrono gli stessi passi. A un certo punto un uomo la agguanta da dietro. La zittisce con una mano sulla bocca. Le punta un coltello al collo, la trascina per alcuni metri, nel cortiletto della palazzina che confina con quel trafficatissimo passaggio pedonale. Il terrore le soffoca le urla in gola. Lui la spinge contro una siepe. La tiene immobilizzata, la spoglia con la forza, le sbottona e strappa via i pantaloni. Lei tenta una resistenza drammatica, ma non può avere le forze per divincolarsi. Lui si toglie addirittura scarpe, pantaloni, mutande. La violenza si consuma in quell’angolo buio. Per diversi minuti. A poco più di una dozzina di metri la gente continua a passare pensando alla lezione di scuola, al compito in classe, al treno che sta per partire. Un incubo incredibile, irreale.

Una ragazza, finalmente, si accorge di qualcosa. Guarda meglio, nella semioscurità di quell’ora. Capisce, e chiama immediatamente il 118 del Suem. Lo stesso Suem, raccolto l’allarme, chiama la polizia. Il mostro si accorge di esser stato visto: si infila immediatamente i pantaloni, raccoglie mutande e scarpe in mano, scappa di corsa in via Dandolo verso il quartiere di San Zeno. Un altro testimone a quel punto lo vede, e vede la ragazza. E’ sotto choc, trema, sanguina. Arriva l’ambulanza, arrivano due volanti della polizia. Del violentatore non c’è già più traccia. Anzi, c’è: ha mollato scarpe e mutande in strada, poco più avanti, è scappato scalzo. Pendolari e studenti continuano a passare. Ora intuiscono, vedono l’ambulanza, vedono la polizia.

La ragazza viene immediatamente portata in ospedale. E’ sotto shock, ferita, non riesce a parlare. I medici certificano l’orrore: c’è stata violenza carnale, brutale, ripetuta. Con tatto e pazienza riescono a rincuorarla, a tranquillizzarla. Riesce a dire qualcosa. Era uno robusto, alto, giovane. Carnagione scura, sudamericano probabilmente: la ragazza è stata minacciata in spagnolo. La caccia all’uomo è già scattata.

La squadra mobile inizia le indagini, la polizia scientifica i rilievi sul luogo della violenza. Per terra ci sono chiazze di sangue della ragazza, macchiano il piccolo marciapiede che corre lungo quella palazzina tra il passaggio pedonale e la siepe dove si è consumata la violenza. Si cercano tracce del mostro, capelli, sangue, magari si è ferito anche lui. In ospedale si cercano anche tracce organiche sul corpo della ragazza. Un drammatico ma necessario rituale per cercare di inchiodarlo. La mobile sente i testimoni, in primis la ragazza che ha dato l’allarme: è una coetanea della vittima, anche lei studentessa universitaria a Padova. Le due ragazze non si conoscono. Poi viene sentito anche l’altro testimone che ha visto l’aggressore scappare. Gli agenti acquisiscono anche i filmati delle telecamere di sicurezza della zona. Si cercano altri testimoni tra i residenti di quella zona: la palazzina è piccola, ma sullo stesso cortile affaccia anche un altro condominio. Si cercano altri occhi che possano aver visto quell’orrore incredibile che sfregia una ragazza e una città intera.

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