Stefano Basso muore a 40 anni, fu azzurro di ciclocross

Si è spento dopo una lunga malattia, lascia la moglie e due figlie. In bici arrivò alle soglie del professionismo e partecipò a un mondiale juniores

Stefano Basso in una corsa
Stefano Basso in una corsa

Il ciclismo trevigiano è in lutto per la scomparsa di Stefano Basso, spentosi lunedì sera a 40 anni. Viveva a Crocetta, in località Ponte dei Romani insieme alla moglie Serena e alle figlie Camilla, 12 anni, e Carlotta, 17. Lascia un vuoto profondo nella comunità. Da anni combatteva contro una malattia che non gli aveva mai tolto la determinazione, affrontata con coraggio anche quando, negli ultimi tempi, le condizioni si erano aggravate rendendo difficile persino camminare. Eppure non aveva mai smesso di guardare avanti: solo il 25 marzo mostrava con orgoglio la sua hand bike, simbolo concreto della sua volontà di non arrendersi.

Corsa e natura

Una volta smesso con il ciclismo si era ricavato anche uno spazio per le corse a piedi, trekking, anche in montagna dove faceva escursioni. Aveva coltivato anche la passione per l’apicoltura, portata avanti con dedizione. Una determinazione che racconta più di ogni parola la persona che era, profondamente legata alla famiglia e allo sport, mentre è enorme il cordoglio da parte di tutto il movimento ciclistico, che oggi si stringe attorno ai suoi familiari nel ricordo di un uomo capace di affrontare ogni difficoltà senza perdere la voglia di vivere. Al momento non è stata fissata la data del funerale.

Stefano Basso in una vittoria in bici
Stefano Basso in una vittoria in bici

La carriera

Arrivò alle soglie del professionismo, ebbe la chance di uno stage fra i grandi con la Liquigas dei tempi d’oro. Passò al ciclismo su strada dopo i successi giovanili nel cross, si prese da dilettante una classica come il Giro della Bolghera a Trento e piazzamenti di rilievo in corse di prestigio quali il Gp Liberazione a Roma (terzo) e il Trofeo Piva a Col San Martino (quinto). Vestì anche la maglia azzurra, in particolare al Mondiale Juniores di ciclocross in Belgio nel 2002 (23º) e a Monopoli nel 2003. Il mondo del ciclismo è sotto choc, alla bici Stefano Basso ha dedicato un pezzo significativo della propria vita. Ha corso da junior e dilettante con lo Spercenigo, poi ancora dilettante con la Marchiol di San Polo di Piave e la Mantovani. Si è cimentato in tre discipline della bici, smise nel 2008. Poi ha lavorato come giardiniere.

I successi

«Lo vidi arrivare secondo all’Italiano Juniores di ciclocross del 2002», ricorda Marco Gemin, suo direttore sportivo allo Spercenigo, «decidemmo di portarlo alla strada e nel 2003 infilò tre successi: Mosnigo, Paese, Brescia». Un corridore di talento. «Siamo increduli, un bravissimo ragazzo e una famiglia stupenda», le parole di Gian Pietro Forcolin, suo presidente allo Spercenigo, «un corridore completo. Lo ebbi allo Spercenigo, poi lo portai in Marchiol. Riuscì a garantirsi uno stage estivo con la Liquigas, arrivando a un passo dal passaggio fra i professionisti. Ricordo il suo sorriso». —

 

Savina Trevisiol

Mattia Toffoletto

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