Stefano: «A 34 anni ero a terra, ora lavoro 7 giorni su 7»

E’ una storia di speranza, ma anche di fiducia, creatività, passione e sentimento, quella di Stefano Ballarin, in arte “Seven” (perché lavora sette giorni su sette), che a 34 anni, dopo la...

E’ una storia di speranza, ma anche di fiducia, creatività, passione e sentimento, quella di Stefano Ballarin, in arte “Seven” (perché lavora sette giorni su sette), che a 34 anni, dopo la fuoriuscita forzata dall’azienda di famiglia, si è riqualificato riposizionandosi nel mercato del lavoro come barman.

«Ero proprietario», racconta Stefano Ballarin, «insieme a mio padre e ai miei cugini, di un’azienda di autotrasporti operante nel Veneziano: l’ho lasciata a 34 anni d’età, mio padre ha fatto in tempo a fare la sua stagione e ad andare in pensione, ma per me non c’era né futuro, né spazio professionale. Quando l’ho lasciata ero completamente a terra, non sapevo da che parte girarmi e da dove ripartire, non avevo soldi. Ho fatto non uno, ma cinque passi indietro: addio macchina nuova ogni due anni, e addio casa: a 34 anni sono dovuto tornare dai genitori e ho provato a buttarmi nel mondo della somministrazione di bevande. Fortunatamente non avevo figli da mantenere».

Una sfida non facile. «Certamente, soprattutto per me che non venivo dall’Alberghiero, non avevo titoli di studio specifici e non sapevo da dove ricominciare. Ho fatto tutti i corsi possibili, anche alla scuola dell’Heineken, sono riuscito ad ottenere parecchi attestati professionalizzanti: mi ha sempre spinto la passione e la voglia di farcela».

«Con i primi lavori delle stagioni estive», prosegue Stefano Ballarin, «riuscivo a pagarmi, temporaneamente, l’appartamento in affitto: lavoravo, e lavoro tuttora, sette giorni su sette, per questo mi chiamano “seven”. Ho dovuto presentarmi con tanta umiltà, avevo capi di soli vent’anni che mi comandavano ma non mi sono mai scoraggiato: ho sempre pensato di aver intrapreso la strada giusta».

«L’abitudine al lavoro in proprio ed autonomo», conferma Ballarin, «mi ha garantito la massima flessibilità e la totale capacità di adattamento a tutte le situazioni. In questi tredici anni ho imparato il mestiere, ho avuto la possibilità di conoscere parecchia gente: ora riesco a lavorare con continuità con la mia partita iva aperta sette anni fa nel settore “catering”. Sono riuscito ad inserirmi nel settore dei grandi eventi, collaboro con vari locali pubblici, ma soprattutto con i catering. Ho imparato le lingue da autodidatta girando il mondo».

«Il mio lavoro? Mi chiamano per una, due, tre settimane, devi avere sempre la valigia pronta: giovedì parto per la Malesia, mi aspetta un grande evento nel settore dell’aeronautica spaziale. La crisi c’è, si sente, è oggettivamente pesante, la vedo quotidianamente», prosegue Ballarin, «da inizio mese a fine mese il consumo cambia radicalmente: nonostante questo, sto progettando, insieme ad alcuni soci, l’apertura di un nuovo locale in centro a Treviso. E’ un sogno in cui credo molto, ma è anche una realtà concreta che intendo far funzionare a pieno ritmo mettendoci tutta la mia passione, la mia esperienza ed il mio impegno. In tempi come questi, di degrado del centro e fuga degli abitanti dalla città storica, sembra quasi una follia. Ma bisogna credere in se stessi e nel proprio lavoro, avendo il coraggio di rimettersi in gioco continuamente…».

Un messaggio forte per chiunque, a diverso titolo, si trova ad affrontare la crisi: a volte, anche quando tutto sembra finito, anche quando non s’intravede una via d’uscita, la vita si preoccupoa da sola di farci scorgere una via d’uscita. «Basta credere in se stessi», dice Ballarin: «Non bisogna scoraggiarsi. E serve comunque molta umiltà per ricominciare».

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