Sopralluogo nella casa del giallo analisi sulle tracce di sangue

/ cornuda
Sopralluogo con un medico legale esperto di Dna nella casa del giallo di Cornuda. È avvenuto giovedì scorso, nell’attico della palazzina dove s’è consumato un giallo dai risvolti ancora opachi che vede come protagonisti un 63enne di Cornuda ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Montebelluna con una brutta ferita alla testa ed un ventenne, residente in provincia di Belluno, che gli ha inferto il colpo con un oggetto in marmo per liberarsi, a suo dire, da un’aggressione a sfondo sessuale.
La consulente medico legale padovana, esperta di Dna, accompagnata dai carabinieri, ed in presenza anche del legale che rappresenta il giovane bellunese, l’avvocato Andrea Gobbo, ha fotografato la “scena del crimine” ed ha repertato tracce di sangue che dovrà poi cercare di attribuirne la provenienza.
A cosa serve il tutto? Semplicemente per tentare di ricostruire la dinamica degli eventi e soprattutto per mettere va confronto le due versioni dei fatti. Per il momento, infatti, c’è solo la deposizione del giovane che è stato interrogato dai carabinieri alcuni giorni dopo lo scoppio mediatico del caso. Un a versione di parte, sia chiaro, in attesa che il 63enne, ex proprietario dell’appartamento, si risvegli e possa raccontare la sua verità.
Il giovane, nel corso dell’interrogatorio, ha confermato le accuse contro il 63enne, rincarando la dose. «Aveva pianificato tutto, sapendo che sarei andato a salutarlo la sera di mercoledì 8 luglio», ha raccontato il giovane ai carabinieri della compagnia di Montebelluna. «Aveva già preparato le bottiglie piene di benzina nell’armadio, pronte per cospargerle sul mio corpo e minacciarmi di bruciarmi vivo se avessi rifiutato le sue avances. L’aggressione con un oggetto di marmo? Non avevo altra scelta: morire o scappare». Dagli accertamenti medici sarebbero arrivate le conferme che il giovane sarebbe stato legato per quasi due giorni. Sui polsi e sulle caviglie del ventenne bellunese sono stati trovati segni profondi compatibili con un effetto prolungato di “allacciatura” da corde. Il ventenne ha ribadito la tesi dell’aggressione a sfondo sessuale entrando nei dettagli della vicenda e ripercorrendo con la memoria le tristi e prolungate fasi del suo sequestro. Inoltre avrebbe spiegato la sopraffazione fisica del 63enne adducendo l’ipotesi di una somministrazione di narcotici nel sonno.
Questa la versione del ventenne sul giallo di Cornuda, scoperto la mattina del 10 luglio scorso quando i vigili del fuoco, intervenuti in una palazzina per verificare l’origine di un forte odore di benzina che preoccupava i vicini, si videro uscire dall’appartamento da dove proveniva la puzza di carburante un giovane completamente nudo e sotto choc. All’interno vi trovarono, disteso a terra, privo di sensi nudo pure lui, l’ex proprietario, con una profonda ferita alla testa che il giovane gli aveva provocato, nel tentativo di liberarsi, con un oggetto in marmo.—
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