Sì alle nozze dei “foresti” per salvare l’abbazia

Follina, pressing dei ristoratori locali sull’amministrazione guidata da Tonin «Con le offerte degli sposi potrebbero finanziare i restauri più urgenti»
Di Andrea De Polo
Guerretta Follina problemi strutturali abbazia erba sul tetto del chiostro
Guerretta Follina problemi strutturali abbazia erba sul tetto del chiostro

FOLLINA. Salvare l’abbazia di Follina con i matrimoni. È l’idea di alcuni ristoratori follinesi, che in questi giorni si sono rivolti al sindaco Renzo Tonin. L’idea è di aprire le porte dello storico complesso monumentale anche alle coppie che non risiedono in parrocchia, e che potrebbero celebrare le nozze all’interno dell’abbazia in cambio di un’offerta. In questo modo si reperirebbero fondi per i lavori (urgenti) di sistemazione del complesso, mentre i ristoratori (costretti a dire di no alle richieste di numerose coppie) guadagnerebbero qualche pranzo nuziale in più.

Tonin ci sta pensando, ma non spetta a lui la decisione. Per sposarsi in una parrocchia diversa da quelle degli sposi, o della loro futura residenza, è necessario il nulla osta di una delle parrocchie “di partenza”, e l'approvazione del vicariato. Difficile, ma non impossibile. E sarebbe un bel modo per aiutare la storica abbazia di Santa Maria, i cui monaci (quattro Servi di Maria) lamentano da tempo problematiche strutturali e di sicurezza. Proprio dopo aver appreso dello stato di degrado dell’abbazia, i ristoratori si sono messi d’accordo. «La richiesta mi è stata fatta da un noto ristoratore di Follina, a nome anche di altri» spiega il sindaco Tonin. «Mi ha raccontato che hanno dovuto dire di no ad alcune coppie, che volevano sposarsi nell’abbazia e organizzare il pranzo a Follina. Ci sarebbero tante richieste, aprire l’abbazia ai matrimoni anche di chi abita fuori parrocchia aiuterebbe tutti. I futuri sposi potrebbero lasciare un’offerta, e ci ricaviamo tutti, compresa l’abbazia».

Al momento qualcuno sceglie lo storico complesso per le foto post cerimonia, o per un banchetto prima del pranzo vero e proprio. E mancano idee concrete per aiutare l’edificio. «Ancora nessuno si è fatto vivo» lamenta Tonin, nonostante il caso sia finito all’attenzione prima della Regione, con l’intervento del governatore Luca Zaia, e poi del governo Renzi, con la promessa della sottosegretaria al Ministero dei beni e attività culturali, Ilaria Borletti Buitoni, di incontrare la diocesi e l’abate. Il primo intervento in programma è la sistemazione della scalinata di San Carlo Borromeo. È l’accesso principale all’abbazia, risale al Cinquecento, e oggi è transennato perché pericolante. Servirebbero più di 100 mila euro. Al momento il Comune può contare su un contributo concreto del Gal Altamarca (circa 40 mila euro), e sull’interessamento di Banca Prealpi, che dovrebbe provvedere a un doppio contributo. Tra le varie ipotesi, anche quella di aprire alcuni spazi da adibire a “ostello” della fede, per i pellegrini che volessero fermarsi a Follina più di un giorno. Ma molte delle camere del complesso non sono agibili. Esclusa a priori, invece, l’ipotesi di far pagare un ticket di ingresso ai turisti: il solo accesso all’abbazia resterà sempre libero.

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