Sì alle nozze dei “foresti” per salvare l’abbazia

FOLLINA. Salvare l’abbazia di Follina con i matrimoni. È l’idea di alcuni ristoratori follinesi, che in questi giorni si sono rivolti al sindaco Renzo Tonin. L’idea è di aprire le porte dello storico complesso monumentale anche alle coppie che non risiedono in parrocchia, e che potrebbero celebrare le nozze all’interno dell’abbazia in cambio di un’offerta. In questo modo si reperirebbero fondi per i lavori (urgenti) di sistemazione del complesso, mentre i ristoratori (costretti a dire di no alle richieste di numerose coppie) guadagnerebbero qualche pranzo nuziale in più.
Tonin ci sta pensando, ma non spetta a lui la decisione. Per sposarsi in una parrocchia diversa da quelle degli sposi, o della loro futura residenza, è necessario il nulla osta di una delle parrocchie “di partenza”, e l'approvazione del vicariato. Difficile, ma non impossibile. E sarebbe un bel modo per aiutare la storica abbazia di Santa Maria, i cui monaci (quattro Servi di Maria) lamentano da tempo problematiche strutturali e di sicurezza. Proprio dopo aver appreso dello stato di degrado dell’abbazia, i ristoratori si sono messi d’accordo. «La richiesta mi è stata fatta da un noto ristoratore di Follina, a nome anche di altri» spiega il sindaco Tonin. «Mi ha raccontato che hanno dovuto dire di no ad alcune coppie, che volevano sposarsi nell’abbazia e organizzare il pranzo a Follina. Ci sarebbero tante richieste, aprire l’abbazia ai matrimoni anche di chi abita fuori parrocchia aiuterebbe tutti. I futuri sposi potrebbero lasciare un’offerta, e ci ricaviamo tutti, compresa l’abbazia».
Al momento qualcuno sceglie lo storico complesso per le foto post cerimonia, o per un banchetto prima del pranzo vero e proprio. E mancano idee concrete per aiutare l’edificio. «Ancora nessuno si è fatto vivo» lamenta Tonin, nonostante il caso sia finito all’attenzione prima della Regione, con l’intervento del governatore Luca Zaia, e poi del governo Renzi, con la promessa della sottosegretaria al Ministero dei beni e attività culturali, Ilaria Borletti Buitoni, di incontrare la diocesi e l’abate. Il primo intervento in programma è la sistemazione della scalinata di San Carlo Borromeo. È l’accesso principale all’abbazia, risale al Cinquecento, e oggi è transennato perché pericolante. Servirebbero più di 100 mila euro. Al momento il Comune può contare su un contributo concreto del Gal Altamarca (circa 40 mila euro), e sull’interessamento di Banca Prealpi, che dovrebbe provvedere a un doppio contributo. Tra le varie ipotesi, anche quella di aprire alcuni spazi da adibire a “ostello” della fede, per i pellegrini che volessero fermarsi a Follina più di un giorno. Ma molte delle camere del complesso non sono agibili. Esclusa a priori, invece, l’ipotesi di far pagare un ticket di ingresso ai turisti: il solo accesso all’abbazia resterà sempre libero.
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