Sfogo dei militanti della Lega al sindaco di Treviso: «Via Salvini o sono guai»
La rabbia dei militanti dopo il malumore dei consiglieri e le ipotesi di uscita. Conte sui social: «È il momento di ricompattarsi»

L’estate leghista di Treviso è iniziata calda, caldissima. Mai come oggi il Carroccio del capoluogo, storica roccaforte del movimento, mostra ampiamente e pubblicamente il fianco. Ad aprire il fronte è stato lo sfogo, all’unisono, di tre consiglieri comunali, Claudia Tronchin, Riccardo Scottà, Roberto Borsato.
I primi due tentati dal Fronte nazionale di Vannacci, tutti e tre sinceri nell’ammettere come «le cose in Lega non vadano: personalismi, disattenzione ai militanti, dirigenza lontana». Ne è seguita una tempesta perfetta nei gruppi trevigiani, che ha costretto segreteria e capigruppo a chiedere la convocazione di una plenaria al K3, per placare animi e dissidenze.
A cercare la via della pace anche il sindaco Mario Conte il cui post di lunedì si è trasformato però nella porta per lo sfogatoio, una manifestazione di malcontento palese (lo stesso dei consiglieri) che prende di mira direttamente Salvini.
Il post del sindaco
Conte ha pubblicato sui social una foto che lo ritrae con Zaia e Gentilni in occasione delle elezioni 2018, primo mandato, Lega ancora fortissima anche su base nazionale. Tutti pollici in su (nove anni fa). Scelta dell’immagine non casuale visto che due giorni fa Gianangelo Bof (parlamentare leghista e sindaco di Tarzo) pas sando con Vannaccia aveva detto di essersi sempre ispirato alla lega dello sceriffo, incassando un «giù le mai» da Conte.
«In questi giorni stanno facendo discutere gli addii e i passaggi ad altri partiti da parte di esponenti della Lega» ha scritto, «alcune uscite pubbliche, tuttavia, mi spingono a condividere una riflessione. La storia dei partiti è fatta di alti di bassi e, tendenzialmente, quando l’onda è alta tutti salgono a bordo, mentre quando è bassa, come in questo momento, tanti cercano soluzioni alternative.
Credo che invece questo sia proprio il momento di stringersi, di ricompattarsi e di discutere anche all’interno di quelle che sono le motivazioni di questa "onda bassa", rispolverando però anche quei valori che ci hanno consentito di affermarci nel nostro territorio». Un invito alla ri-compattezza che ha innescato centinaia di like ma dato la stura ai fan leghisti.
Lo sfogo dei militanti
«Sono stata militante della Lega per 32 anni e non me ne sono andata per cercare altri lidi ma perché non riconoscevo più quel movimento in cui avevo creduto e per il quale mi ero impegnata» scrive una ex leghista. «Il problema della Lega, oggi, ha un nome e un cognome precisi: Matteo Salvini» scrive un altro con raffica di like.
A seguire altri: «Finché c’è il “felpetta” (alias Salvini, ndr) continuerete a perdere voti arrivando allo zero». «Il problema dei cittadini è la sicurezza, quello della Lega è Salvini». «Come mai in questi anni di disfatta avete consentito di regnare a Salvini?».
«Dal 20% al 6% è normale?...». E ancora: «È più saltimbanco il singolo che cambia partito o il partito stesso che stravolge nell'azione parlamentare ciò che aveva promesso agli elettori nel programma?».
Oltre un centinaio di post che mettono anche il sindaco in una posizione spiacevole sia in vista del summit della Lega convocato da Salvini a luglio a Treviso (prima del subbuglio), sia in vista degli equilibri da tenere: ascoltare militanti e consiglieri pressando per un cambio di rotta, o cercare di placare?
E intanto: la sicurezza
Il ribollire leghista in casa è l’ultima cosa che serviva a Conte in questo momento. Gli ultimi giorni non sono stati leggeri per la politica e nemmeno per la cronaca, con il dibattito sulla zona rossa, le minacce dell’ex detenuto a Conte (ieri la solidarietà dell’Anci al sindaco) e quello sul park Dal Negro, diventato il dormitorio di una tratta di manovali stranieri.
Le due cose si era fuse nel sit-in organizzato per oggi dal Comitato del controllo del vicinato della Chiesa Votiva. Una «presidio pacifico» sotto il multipiano che voleva palesare disagio e polemica dei residenti per il dormitorio. L’annuncio era stato fatto la settimana scorsa.
Lunedì mattina il sit in è stato annullato. «Le Istituzioni sono già a conoscenza e al lavoro per cercare di risolvere la cosa e non intendo in alcun modo scavalcarle in quanto ho piena fiducia in loro» la spiegazione dell’organizzatore che suona tanto di un invito a lasciar perdere arrivato proprio dai piani alti del Comune, ovviamente non favorevole a incassare una polemica “casalinga”.
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