Sempre meno gente e costi spropositati Serrata delle piscine

Il nuoto incrocia le braccia e oggi chiude gli impianti Barbara Pozzobon diventa portavoce della protesta
M.t.

Il mondo delle piscine incrocia le braccia per protestare contro le bollette alle stelle: serrande abbassate oggi al Natatorium di Treviso e allo Stilibero di Preganziol, come in quasi tutti gli altri impianti della Marca collegati alla Federnuoto. Simbolo dello sciopero, promosso in tutta Italia dal Coordinamento delle associazioni gestori impianti natatori, è una mano che indica l’alt. Farà capolino sui cartelli che troveranno posto stamane all’ingresso delle piscine, la stessa immagine con cui da giorni i promotori della protesta - restando dalle nostre parti, Assonuoto Veneto - hanno raccolto proseliti sui social.

«la mazzata finale»

«Chiudiamo un giorno per non chiudere per sempre. Dopo la pandemia, le bollette possono rappresentare la mazzata finale» sintetizza Roberto Cognonato, gestore del Natatorium e presidente Fin Veneto. Oggi non si potrà nuotare alle piscine comunali di Santa Bona e Selvana, idem allo Stilelibero di Preganziol, Arca di Oderzo, Ranazzurra di Conegliano, Chiara Giavi di Montebelluna, Nottoli Vittorio Veneto. A dare forza al grido d’allarme del movimento è Barbara Pozzobon, campionessa di nuoto di fondo, atleta simbolo della Hydros Natatorium: sulla pagina social dell’impianto di viale Europa campeggia da giorni l’immagine della nuotatrice di casa, mentre espone il cartello che annuncia la giornata di stop delle piscine.

chiusure e riduzioni orario

«I costi delle utenze sono raddoppiati, se prima in questo periodo pagavi 30 mila euro al mese per il gas ora arrivi a 60 mila», attacca Roberto Cognonato, gestore del Natatorium di Santa Bona, «servono aiuti veri dal governo, dall’ultimo decreto ristori abbiamo ricevuto solo briciole. Se ci aggiungete i mesi di chiusura per la pandemia e le iscrizioni in numero inferiore rispetto al pre-Covid, la gestione potrebbe diventare insostenibile. Ci sono impianti che rischiano di chiudere o valutano di ridurre l’orario per contenere i costi».

ingressi giù del 60%

Sulla stessa lunghezza d’onda è Luca Lucchetta, direttore tecnico dello Stilelibero Preganziol: «Siamo alla canna del gas. Se prima si facevano quadrare i conti con il bilancino, ora la situazione è davvero seria e preoccupante. Dopo tutti i problemi legati al Covid, il rincaro bollette può rappresentare la mazzata decisiva per tutto il nostro settore. Se in inverno un tempo pagavi 15 mila euro al mese fra luce e gas, ora arrivi a 26-27 mila. Nel mentre, siamo costretti a fare i conti anche con il calo delle presenze: pensate che a gennaio, fra contagi Covid e quarantene, abbiamo registrato una riduzione negli ingressi del 60%».

protesta da nord a sud

Lo sfogo diventa paura per il futuro: «Stiamo risparmiando l’impossibile, c’è il rischio che i conti non tornino più. Di buono c’è il grande sostegno degli iscritti: probabilmente perché c’è chi i rincari li sta già vivendo sulla propria pelle». Oggi, in tutta Italia, l’adesione sarà copiosa: «Si sono unite nella protesta quasi tutte le piscine collegate alla Federazione», conclude Cognonato, «Fra tutti gli impianti sportivi, i nostri sono i più energivori. E non solo d’inverno. I ristori possono aiutare nel breve periodo: per il futuro, bisognerà pensare a defiscalizzazioni».



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