Save: meno voli al Canova Marchi attacca il Comune

Meno voli, meno passeggeri, con gli stessi programmi di sviluppo edilizio e infrastrutturale e – quasi – lo stesso investimento. Così Save, la società che controlla l’aeroporto di Treviso, cerca di aggirare il muro che la commissione Via del ministero per l’ambiente ha eretto davanti al suo piano di sviluppo dell’aeroporto di Treviso. Il progetto è arrivato sul tavolo della commissione due giorni fa, dopo l’ennesimo no (il terzo) dato dall’assemblea nella seduta di agosto. Save, con questo nuovo programma, rinuncia al raddoppio dei voli giocando sul numero di passeggeri che possono essere trasportati da nuovi aerei «più capienti» puntando non più ai 4 milioni di passeggeri ma «almeno» a 3 milioni e 200 mila circa. Una svolta netta, sulla quale il presidente della società Enrico Marchi punta tutto sparando a zero contro la commissione ministeriale e la giunta Manildo.
Presidente Marchi, il “suo” Canova non decolla. Ora un nuovo piano. Siamo alla resa dei conti?
«La vicenda ha dell’incredibile. L’ennesimo no al progetto è la dimostrazione del lavoro dissennato, superficiale, di una commissione tecnica che frena lo sviluppo di un Paese, di una impresa in virtù di problemi insussistenti e questioni personali come quelle che da tempo oppongono uno dei suoi componenti, Mainardi, alla Save. Ma fortunatamente la commissione ora è scaduta, la nuova verrà nominata a breve e speriamo lavori meglio valutando la nostra nuova proposta».
Disposti a continuare ad oltranza per ottenere il via libera?
«Abbiamo rivisto il numero di movimenti e passeggeri sullo scalo di Treviso puntando sulla capienza dei velivoli e sulla soglia minima di sopravvivenza dello scalo, che per un programma di investimento come il nostro sono 3 milioni e 200 mila passeggeri circa. Sotto questa cifra, ogni piano su Treviso non ha senso».
Di ultimatum in questi anni ne ha dati diversi.
«Senza sviluppo o lo si chiude o lo si lascia com’è, ma se vale la pena...»
Avete un piano?
«Sono già partiti gli studi per rivedere tutto senza tener conto del Canova».
Un Canova che però già oggi, secondo la commissione, non ha le infrastrutture, i collegamenti, per gestire i 2 milioni di passeggeri.
«La situazione è critica anche per colpa del Comune. Della giunta Manildo. Abbiamo offerto più volte, in diverse riunioni, di acquistare il park comunale davanti allo scalo per riorganizzare i parcheggi ma anche – in parte – i problemi strutturali davanti al terminal. Così risponderemo a problemi cogenti dando, al contempo, servizi. Era un’idea già maturata con la precedente giunta. Il comune? Zero, muto, niente».
Ne ha parlato con l’assessore all’Urbanistica Camolei?
«Io parlo con il sindaco, non certo con un assessore, specie se oltrettutto è un ex presidente “scaricato” dell’aeroporto».
Il Master plan prevede due rotonde davanti allo scalo per migliorare la viabilità. Perché non farle adesso, visto che la commissione insiste sul nodo infrastrutture?
«Save cosa dovrebbe fare? Spendere milioni in strade e parcheggi senza un via libera al piano di sviluppo? Non se ne parla».
Strade intasate, case vicine, parco naturale a due passi. Non ha il dubbio di aver valutato male l’affare?
«Tornassi indietro, non accetterei mai di impegnarmi in un piano come quello di Treviso, senza avere prima tutte le carte timbrate, ma non tiriamo in ballo problemi inesistenti. Treviso può e deve svilupparsi. Se i comuni negli anni hanno autorizzato case nei pressi di un aeroporto, non diamo oggi la colpa a Save. Quella del rischio è una vulgata assurda. Andate a vedere altri aeroporti quanto vicini sono ai centri urbani. L’ambiente? Sarà tutelato. Parcheggi e strade? Si faranno».
Lei ci crede ancora, quindi.
«Daremo 3.000 posti di lavoro. Questa è l’impresa che deve crescere, questa è l’Italia che anche Renzi propone. Sono certo che vinceremo la battaglia, specie adesso che cambierà la commissione. Ma la totale assenza di Manildo è incredibile».
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