Sanità trevigiana, in sei mesi 149 assunzioni ma il saldo resta negativo. E mancano anche gli impiegati

Secondo i dati elaborati dalla Cgil sui numeri dell’Ulss 2, nel secondo semestre del 2025 le cessazioni hanno superato le assunzioni di 134 unità. Tra le figure più in difficoltà infermieri e operatori socio-sanitari: 153 professionisti sanitari hanno lasciato il posto, ma ne sono entrati soltanto 73

Lorenza Raffaello
Sanità trevigiana sotto stress: i dati
Sanità trevigiana sotto stress: i dati

«Se il numero di cessazioni è superiore a quello delle assunzioni significa che manca personale, che i reparti si svuotano, si accorpano e il servizio sparisce. Poi, di conseguenza si allungano le liste d’attesa».

Sara Tommasin, delegata alla sanità pubblica e privata della Funzione pubblica della Cgil Treviso, lascia parlare i numeri. I dati forniti dal sindacato riguardano il saldo tra le assunzioni e le cessazioni del comparto sanitario al 31 dicembre 2025 e quindi è doveroso sottolineare che quegli stessi numeri per forza di cose non sono più i medesimi. Quello che rimane uguale è però la portata del fenomeno.

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La carenza di personale sanitario è diventata ormai strutturale e come tale destinata a cambiare l’assetto e l’organizzazione della sanità pubblica locale.

Solo una settimana fa la cooperativa sociale Insieme si può ha presentato il risultato del primo progetto dedicato a ridurre gli effetti della carenza di personale, quello cioè che ha permesso di portare in Veneto 40 operatori sanitari di base da Sri Lanka e Perù, già attivi con regolare contratto in due Rsa trevigiane, con l’obiettivo di formarli fino al conseguimento della specializzazione di Oss. Un grande successo che rimane però una goccia nell’oceano delle necessità di una popolazione che si fa sempre più vecchia e in cui i bimbi nascono sempre meno.

Le uscite e le entrate

Tornando ai numeri forniti dal sindacato su elaborazione dell’azienda sanitaria, e prendendo in considerazione l’ultimo semestre del 2025, la differenza tra i nuovi assunti e chi invece ha lasciato il posto nella sanità è sostanziale.

In sei mesi si sono perse 134 persone tra personale sanitario, socio sanitario, tecnico e amministrativo. La grande differenza si vede nelle professioni sanitarie. A fine 2025 hanno lasciato il posto 153 lavoratori e ne sono entrati solamente 73.

Nemmeno la metà. Si tratta soprattutto di infermieri, la figura che più difficilmente si riesce a trovare, nonostante l’Ulss 2 abbia lanciato imponenti campagne di assunzione.

La stessa proporzione, 1 a 2, si mantiene anche per le figure di operatore socio sanitario (33 assunti a fronte di 65 cessazioni). Saldo negativo anche per gli amministrativi e i tecnici.

Di sei mesi in sei mesi

La fotografia riguarda la fine del 2025, nel 2026 sono cambiati i numeri, ma le proporzioni secondo gli addetti ai lavori rimangono intatte.

«Quest’estate non ci sono state assunzioni, quindi non sono stati coperti i posti delle cessazioni sia nel comparto degli infermieri, che in quello degli Oss, ma anche delle figure tecnico sanitarie e siamo arrivati a questa situazione complicata, il personale era già tirato oltre misura e ora cominciano le chiusure. Il problema si trascina da tempo e questo è il risultato», continua Tommasin, «con questi numeri non si è più in grado di mantenere i servizi e così si allungano le liste di attesa. Un esempio è quello delle ostetriche: con la chiusura di Castelfranco tre sono andate a Treviso e tre a Montebelluna a tappare i buchi, così nei reparti sono tornati a respirare».

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