Rsa a Treviso, venti operatori sanitari dallo Sri Lanka già al lavoro per 1200 euro al mese
Via a un progetto pilota curato dalla cooperativa sociale Insieme Si Può. Alloggi messi a disposizione, e pagati, dai promotori dell’iniziativa. Il prossimo step prevede assunzioni di ulteriore personale dal Perù

Il 1° ottobre scorso in due Rsa venete, nel Trevigiano a Zero Branco e a Ponte di Piave, e nel Veronese, hanno cominciato a lavorare 20 operatori sanitari provenienti dallo Sri Lanka. Si tratta di personale che si è specializzato nel proprio Paese, che poi è stato selezionato e ulteriormente formato da esperti italiani con l’obiettivo di prendere la qualifica di operatore sociosanitario e andare a sopperire alla mancanza di “Oss” che sta mettendo in ginocchio l’assistenza del territorio. Il tutto attraverso la costruzione di un canale internazionale idoneo per individuare persone già formate, completarne le competenze e inserirle nelle strutture del territorio.
Si va ad instaurare quindi una relazione win-win (di beneficio per tutti): da una parte gli stranieri che trovano un posto di lavoro regolare a 1.200 euro al mese, con alloggio garantito e pagato dalla coop, in un Paese dove poter costruire una nuova vita e dall’altra anziani, famiglie e enti che si occupano di assistenza che possono beneficiare di personale qualificato e, cosa di non secondaria importanza, felice di poter svolgere il lavoro di cura, posti che altrimenti sarebbero rimasti scoperti.
Il progetto
Questo è il primo capitolo di Zefiro, un progetto unico nel suo genere su scala nazionale. Si tratta di un’iniziativa, pari a un investimento di 120.000 euro, promossa da Uneba Veneto è stata sviluppata dalla cooperativa sociale Insieme Si Può che ha avuto al suo fianco come partner la Pia Opera Ciccarelli. Insieme Si Può è accreditata dalla Regione Veneto per i servizi al lavoro e la formazione, Zefiro nasce dalla necessità di affiancare alle consuete modalità di reclutamento un modello capace di mettere in relazione i fabbisogni degli enti italiani con le competenze disponibili all’estero.
Costruire una rete
L’obiettivo non è rispondere soltanto alle esigenze immediate, ma costruire una rete stabile che consenta di reperire nuove professionalità, accompagnarle nella formazione e favorirne un inserimento lavorativo qualificato e duraturo. Partner dell’iniziativa è anche Confcooperative Veneto. Fruitori del progetto non solo i due principali partner ma anche altri enti del terzo settore del territorio. Il progetto ha visto la selezione di venti candidati che hanno già intrapreso percorsi formativi nel settore assistenziale nei Paesi d’origine, in collaborazione con i partner locali. Per gli operatori e operatrici arrivati dallo Sri Lanka, tutti di età compresa tra i 20 e i 40 anni, sono stati approfonditi i titoli di studio e le competenze acquisite, individuando per ciascuno il divario formativo da colmare per conseguire la qualifica italiana di Oss.
Le fasi
Il progetto prevede un percorso di formazione civico linguistica nei paesi d’origine, l’ingresso in Italia, l’assunzione da subito dei candidati come operatori per l’assistenza di base. È previsto poi il completamento della formazione per il conseguimento della qualifica professionale. Una volta conseguito l’attestato Oss, sarà possibile procedere all’assunzione con la relativa qualifica. Insieme Si Può è responsabile dell’intero progetto fino alla formazione integrativa che sarà prescritta dal ministero della salute per consentire il conseguimento della qualifica professionale.
«Zefiro rappresenta una risposta concreta alla crescente difficoltà di reperire personale nei servizi alla persona», spiega Raffaella Da Ros, presidente di Insieme Si Può, «come cooperativa abbiamo messo a valore le competenze che abbiamo maturato negli anni come ente accreditato per la formazione e i servizi al lavoro, per contribuire alla costruzione di un canale strutturato e affidabile di reclutamento internazionale, che affianchi le modalità tradizionali di ricerca del personale». «Fondamentale è la possibilità di svolgere una prima selezione direttamente nei Paesi di origine, grazie alla collaborazione con partner locali per individuare persone motivate e con una preparazione già orientata all’ambito assistenziale», aggiunge il vicepresidente Carlo Donadel.
Un patto triennale
Con i 20 futuri Oss è stato sottoscritto un patto di fidelizzazione della durata di tre anni, che prevede l’impegno a proseguire il percorso all’interno delle strutture che li andranno ad assumere. Una scelta orientata a promuovere continuità lavorativa, crescita professionale e appartenenza, consolidando il rapporto tra i professionisti e la realtà che li accoglie. Zefiro si inserisce nell’ambito del Testo unico sull’immigrazione e punta a rendere continuativo un canale regolare di reclutamento e formazione dall’estero. Il progetto vede in corso di completamento, un secondo percorso rivolto al Perù, analogo a quello dello Sri Lanka, i cui partecipanti sono attesi a breve in Italia.
Per gli operatori arrivati dallo Sri Lanka, il prossimo passaggio sarà la trasmissione al ministero della Salute dei profili formativi e delle competenze acquisite, per individuare le integrazioni necessarie al conseguimento della qualifica italiana di Oss. Nel frattempo, i candidati lavorano e proseguono la formazione. Il completamento del ciclo richiederà circa un altro anno.
Una leva anticrisi
«In una fase di crisi come quella che stiamo attraversando, la collaborazione tra enti e organizzazioni è una leva fondamentale per affrontare le difficoltà con una maggiore capacità di intervento», ha commentato Francesco Facci, presidente di Uneba Veneto, «Zefiro è un’esperienza assolutamente pionieristica nel panorama sociosanitario non profit italiano». Sul tema è intervenuta anche Paola Roma, assessore ai Servizi sociali della Regione Veneto: «Quella di operatore sociosanitario una professione che richiede preparazione, responsabilità e sensibilità umana. In questa stessa direzione si sviluppa il lavoro del Tavolo dell’Abitare, con l’obiettivo di promuovere risposte integrate. L’inclusione, infatti, si costruisce attraverso interventi coordinati, che considerino la persona nella sua interezza e favoriscano stabilità e partecipazione alla vita della comunità».
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