Ripartire dopo guerra e virus «Il Grappa luogo di rinascita»

Il vescovo Marangoni: «Basta divisioni, ci guidi il senso di fratellanza e unità» L’assessore regionale Lanzarin: «Non serve essere eroi ma cittadini di valore» 

PIEVE DEL GRAPPA

«Dobbiamo smetterla con le divisioni ideologiche, che ci possono far ripiombare nella catena mortifera del vicendevole abbandono». Forte richiamo del vescovo di Belluno Feltre, monsignor Renato Marangoni, celebrando la messa al Sacrario delle 23 mila vittime della prima guerra mondiale. 13 mila i caduti, quassù, italiani; 10 mila gli austriaci, gli ungheresi, gli sloveni. C’è un masso insanguinato di questa montagna che 100 anni fa è stato fissato alla scuola della Nunziatella, a Napoli. «È il simbolo dell’unità del paese» dice la sindaca di Pieve del Grappa, Annalisa Rampin. Il Grappa, dunque, come montagna della pace, della fratellanza, della condivisione; dell’impegno a ricostruire, anche dopo il Covid. Quel Covid che ha ridotto le ‘truppe’ in vetta, per le misure di sicurezza. Ma anche nella notte c’è chi è voluto salire a piedi dal fondovalle, sotto il temporale. Tra loro Mario Conte, sindaco di Treviso. «Siamo in una montagna che ha conosciuto il deserto che producono le guerre, luogo dunque di sopravvivenza dove solo la forza della vita può aprire brecce di speranza e di futuro», ha detto Marangoni, non prima di aver denunciato a chiare lettere: «Anche noi lamentiamo qui l’incomprensibile carneficina delle morti che le guerre hanno causato». E poi quell’appello a non voltarsi dall’altra parte di chi ha bisogno, perché i caduti non siano morti invano. «Non arrocchiamoci sulla difesa di quel poco che pensiamo di avere», insiste Marangoni. L’assessore regionale Manuela Lanzarin invita a prepararsi ad un autunno difficile; lo fa dopo il grazie ai sanitari, al volontariato, alle forze di sicurezza. «Siamo quassù – afferma arrivando il prefetto Maria Rosaria Laganà – non solo per ricordare, ma anche per riflettere: qui combatterono soldati da tutta Italia, e da altri Paesi». Ecco gli austriaci. La Filarmonica di Crespano suona l’inno di Vienna quando viene innalzata la loro bandiera; tutti sull’attenti. "Fratelli d’Italia" cantano i pellegrini del Grappa, esposti sui vari gradoni, le associazioni combattentistiche con gagliardetti e bandiere. I gonfaloni della regione, delle province, delle città medaglie d’oro ricevono l’inchino delle autorità; una cinquantina i sindaci, numerosi i parlamentari, gli euronorevoli, i regionali. Il generale Ignazio Gamba rappresenta le Truppe Alpine. Mario Arancio di Onorcaduti assume proprio oggi la direzione del sacrario. L’Inno del Piave non può mancare. E quando dal sacello viene prelavata la Madonnina del Grappa, portata quassù il 4 agosto 1901, tutti cantano “Signore delle cime”. Il Grappa diventa simbolo della resistenza contemporanea alle fatiche quotidiane e la pace, agognata in tempo di guerra, missione di impegno civile. Come si attende l'uscita dalla guerra, si attende l'uscita dalla crisi economica: la patria diventa "territorio" e, come ha sottolineato l'assessore regionale Manuela Lanzarin, gli eroi diventano i "cittadini": «Il senso della manifestazione oggi, alla luce di quanto abbiamo vissuto in questi mesi» ha ricordato Lanzarin «non è essere irraggiungibili come gli eroi, ma esempi di rispetto "alla portata", cittadini di valore». —

FRANCESCO DAL MAS

MARIA ELENA TONIN

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