Riciclaggio, estorsione e finanza: gli otto trevigiani coinvolti

I tentacoli della mala casalese nella Marca sui professionisti del commercio, un bancario e una guardia giurata
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 19.02.2019.- Conferenza stmapa Tribunale Venezia. Maxi operazione Polizia e Guardia di Finanza con 50 arresti. Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, Gen GDF Alessandro Barbera.
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 19.02.2019.- Conferenza stmapa Tribunale Venezia. Maxi operazione Polizia e Guardia di Finanza con 50 arresti. Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, Gen GDF Alessandro Barbera.

TREVISO. C’era il bancario che segnalava le imprese con difficoltà economiche, l’imprenditore che si metteva a disposizione per fare soldi con l’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni, l’albanese che riforniva le armi e la guardia giurata che suggeriva quando andare a mettere a segno i colpi. L’inchiesta della Dda di Venezia svela come i tentacoli del clan dei Casalesi siano penetrati anche nella Marca. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito tre arresti in carcere, uno ai domiciliari, un obbligo di dimora e indagato altre due persone.

Gli accusati

A finire in galera con l’accusa di essere affiliati al clan dei Casalesi sono stati Tommaso Ernesto Pizzo (nato a Marsala il 24/7/1966, residente a Zero Branco) e Costantino Positò (nato a Cosenza il 14/2/1955, residente a Ponte di Piave). Franco Breda (nato a Conegliano, il 3/11/1966, residente a Vazzola) è invece in carcere con l’accusa di associazione mafiosa pur senza far formalmente parte del clan. Gli indagati sono Marco Donati (nato a Venezia il 13/8/1966, residente a Treviso) e Camil Ikic (nato in Slovenia il 28/7/1954, residente a Mogliano). Agli arresti domiciliari c’è Antonello Franzin (nato a Quinto di Treviso, il 16/9/1962, residente a Treviso), mentre Giuseppe Daniel (nato in Svizzera il 26/671962, residente a Ponzano) ha l’obbligo di dimora. L’operazione è scattata nella notte tra lunedì e martedì e dimostra chiaramente come il clan dei Casalesi sia riuscito a penetrare e mettere radici nel nostro territorio.

Gli affiliati

Le due persone accusate di far pienamente parte del clan dei Casalesi sono Tommaso Ernesto Pizzo e Costantino Positò. Il primo sarebbe affiliato dal 2009 ed ha precedenti per truffa, estorsione, incendio, bancarotta e sostituzione di persona. Secondo la Dda Pizzo ha contribuito all’attività del clan dei Casalesi con truffe all’erario e agli istituti di credito attraverso l’emissione di fattura false, la riscossione crediti, il riciclaggio di denaro e il commercio di valuta contraffatta. «Il suo spessore criminale non è certo quello di un affiliato al clan dei Casalesi. Attendo di leggere le carte», ha detto ieri il suo avvocato Alessandro Borra. Il secondo affiliato trevigiano è Costantino Positò: secondo la Dda è uno degli associati entrati a far parte dell’organizzazione in epoca recente e «con una forte connotazione specialistica in materia di riciclaggio (euro e valute estere, ovvero lire fuori corso)e nel settore della falsificazione e commercio di valuta contraffatta». In carcere è finito anche Franco Breda. «Pur non essendo affiliato al sodalizio», scrivono gli inquirenti, «è tra i più instancabili procacciatori di affari illeciti. In particolare ha proposto un’attività in larga scala di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni effettuate dalle società controllate dall’associazione mafiosa e una truffa milionaria ai danni di una società finanziaria portoghese».

Tutti i coinvolti

Agli arresti domiciliari è invece finito Antonello Franzin, commerciante d’auto titolare della Nuova Capital Auto di Quinto. La Dda lo accusa di estorsione per aver, insieme a Ennio Cescon (agli arresti in carcere), «nella qualità di istigatori e mandanti qualificandosi come appartenenti ad un sodalizio mafioso “casalese” operante ad Eraclea, costretto l’imprenditore Mario Zanchetta a corrispondere 45.000 euro in corrispettivo di presunti debiti». Risultano invece semplicemente indagati l’ex bancario Marco Donati e lo sloveno Camil Ikic. Il primo, che era responsabile della filiale di Oderzo del Banco di Brescia, tra le altre cose forniva al clan «informazioni privilegiate sulla solvibilità di imprenditori e ometteva sistematicamente ogni segnalazione di operazione sospetta a carico delle società gestite dall’associazione mafiosa». Lo sloveno invece è accusato di aver procacciato alcune armi, tra cui mitragliatrici e kalashnikov. È stato destinatario del provvedimento dell’obbligo di dimora Giuseppe Daniel che nella sua veste di guardia giurata aveva fornito le informazioni per mettere a segno la rapina ai danni dei coniugi Delle Rive a Castelcucco nel marzo del 2015. Rapina sventata dagli agenti che tesero un’imboscata ai tre banditi complici proprio della guardia giurata.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso