Riciclaggio, estorsione e finanza: gli otto trevigiani coinvolti

TREVISO. C’era il bancario che segnalava le imprese con difficoltà economiche, l’imprenditore che si metteva a disposizione per fare soldi con l’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni, l’albanese che riforniva le armi e la guardia giurata che suggeriva quando andare a mettere a segno i colpi. L’inchiesta della Dda di Venezia svela come i tentacoli del clan dei Casalesi siano penetrati anche nella Marca. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito tre arresti in carcere, uno ai domiciliari, un obbligo di dimora e indagato altre due persone.
Gli accusati
A finire in galera con l’accusa di essere affiliati al clan dei Casalesi sono stati Tommaso Ernesto Pizzo (nato a Marsala il 24/7/1966, residente a Zero Branco) e Costantino Positò (nato a Cosenza il 14/2/1955, residente a Ponte di Piave). Franco Breda (nato a Conegliano, il 3/11/1966, residente a Vazzola) è invece in carcere con l’accusa di associazione mafiosa pur senza far formalmente parte del clan. Gli indagati sono Marco Donati (nato a Venezia il 13/8/1966, residente a Treviso) e Camil Ikic (nato in Slovenia il 28/7/1954, residente a Mogliano). Agli arresti domiciliari c’è Antonello Franzin (nato a Quinto di Treviso, il 16/9/1962, residente a Treviso), mentre Giuseppe Daniel (nato in Svizzera il 26/671962, residente a Ponzano) ha l’obbligo di dimora. L’operazione è scattata nella notte tra lunedì e martedì e dimostra chiaramente come il clan dei Casalesi sia riuscito a penetrare e mettere radici nel nostro territorio.
Gli affiliati
Le due persone accusate di far pienamente parte del clan dei Casalesi sono Tommaso Ernesto Pizzo e Costantino Positò. Il primo sarebbe affiliato dal 2009 ed ha precedenti per truffa, estorsione, incendio, bancarotta e sostituzione di persona. Secondo la Dda Pizzo ha contribuito all’attività del clan dei Casalesi con truffe all’erario e agli istituti di credito attraverso l’emissione di fattura false, la riscossione crediti, il riciclaggio di denaro e il commercio di valuta contraffatta. «Il suo spessore criminale non è certo quello di un affiliato al clan dei Casalesi. Attendo di leggere le carte», ha detto ieri il suo avvocato Alessandro Borra. Il secondo affiliato trevigiano è Costantino Positò: secondo la Dda è uno degli associati entrati a far parte dell’organizzazione in epoca recente e «con una forte connotazione specialistica in materia di riciclaggio (euro e valute estere, ovvero lire fuori corso)e nel settore della falsificazione e commercio di valuta contraffatta». In carcere è finito anche Franco Breda. «Pur non essendo affiliato al sodalizio», scrivono gli inquirenti, «è tra i più instancabili procacciatori di affari illeciti. In particolare ha proposto un’attività in larga scala di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni effettuate dalle società controllate dall’associazione mafiosa e una truffa milionaria ai danni di una società finanziaria portoghese».
Tutti i coinvolti
Agli arresti domiciliari è invece finito Antonello Franzin, commerciante d’auto titolare della Nuova Capital Auto di Quinto. La Dda lo accusa di estorsione per aver, insieme a Ennio Cescon (agli arresti in carcere), «nella qualità di istigatori e mandanti qualificandosi come appartenenti ad un sodalizio mafioso “casalese” operante ad Eraclea, costretto l’imprenditore Mario Zanchetta a corrispondere 45.000 euro in corrispettivo di presunti debiti». Risultano invece semplicemente indagati l’ex bancario Marco Donati e lo sloveno Camil Ikic. Il primo, che era responsabile della filiale di Oderzo del Banco di Brescia, tra le altre cose forniva al clan «informazioni privilegiate sulla solvibilità di imprenditori e ometteva sistematicamente ogni segnalazione di operazione sospetta a carico delle società gestite dall’associazione mafiosa». Lo sloveno invece è accusato di aver procacciato alcune armi, tra cui mitragliatrici e kalashnikov. È stato destinatario del provvedimento dell’obbligo di dimora Giuseppe Daniel che nella sua veste di guardia giurata aveva fornito le informazioni per mettere a segno la rapina ai danni dei coniugi Delle Rive a Castelcucco nel marzo del 2015. Rapina sventata dagli agenti che tesero un’imboscata ai tre banditi complici proprio della guardia giurata.
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