Ricette in veneto, l’ordine dei medici indaga

Il presidente Guarini: «Pronti ad affrontare il caso se ci saranno segnalazioni». L’Adico boccia l’idea del sindaco Szumski
agostini agenzia fotofilm treviso convegno ordine dei medici in foto presidente guarini
agostini agenzia fotofilm treviso convegno ordine dei medici in foto presidente guarini

SANT A LUCIA

«Non è scrivendo le ricette in dialetto che si risolvono i problemi della sanità, è solo un modo per far parlare di sé. La medicina deve andare avanti, non tornare indietro di secoli». L’associazione dei consumatori Adico boccia l’iniziativa del sindaco-medico Riccardo Szumski di scrivere le ricette ai suoi pazienti in “lingua veneta”, come ai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia. Iniziativa che il sindaco ha rilanciato anche ieri. L’Ordine provinciale dei medici fa sapere che sta seguendo il caso e si attiverà se riceverà delle segnalazioni dai pazienti, in ogni caso la questione sarà affrontata nel prossimo consiglio dell’Ordine dei medici di Treviso.

ASPETTI DEONTOLOGICI

«Se ci dovesse pervenire una segnalazione da parte di un cittadino che lamenta un problema legato a questa questione lo prenderemo in considerazione dal punto di vista deontologico – spiega il presidente dell’ordine dei medici di Treviso, Luigino Guarini - rimane l’aspetto amministrativo, considerato che se la ricetta è stata fatta e consegnata al paziente su un ricettario dell’Usl, c’è un ufficio convenzioni dell’azienda, che fa capo alla Regione Veneto, che avrà il compito di valutare la questione».

I PROBLEMI DELLA SANITà

Ha quindi fatto parlare l’ultima idea del sindaco venetista, che prescrive i farmaci scrivendo in Veneto. «Qual è il significato di questa iniziativa – è il quesito posto presidente di Adico, Carlo Garofolini - mi sembra fumo negli occhi, se si scrivono le ricette in dialetto non fa diventare la sanità più efficiente. I problemi della sanità sono le lunghe liste d’attesa, il fatto che per alcuni servizi i cittadini devono rivolgersi ai privati: se ritiene che scrivere in veneto possa risolvere questi problemi, le scriva anche in ostrogoto. Rimango dell’idea che i problemi sono altri, non vorrei che fosse uno strumento per far parlare di sé». La prescrizione non in italiano non turba però i farmacisti, che “sdoganano” anche il veneto, avendo già a che fare con altre lingue. Il “mariga” di Santa Lucia trova infatti l’appoggio dell’ordine dei farmacisti: «La nostra professione ci permette di evadere ricette da tutto il mondo, per cui non ci saranno problemi», spiega il presidente provinciale, Giuseppe Losego.

I FARMACISTI ASSOLVONO

«Il farmacista non avrà alcun problema se il principio attivo è chiaro – continua il presidente dell’Ordine dei farmacisti - se necessario, come nella prassi quotidiana, ci interfacceremo con i colleghi medici per ogni chiarimento necessario a risolvere i problemi del paziente». Intanto in Comune stanno per arrivare i certificati di nascita in veneto, oltre che italiano e inglese. «La lingua veneta è la più democratica e repubblicana – ha scritto ieri in una nota il sindaco Szumski - ha fatto della regione forse più particolarista d'Europa il cuore delle libertà civili». —

Diego Bortolotto

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