Conegliano, respinta perché ha una disabilità: ragazzina obbligata a cambiare scuola

A settembre andrà alla scuola media Bazzo di Rua di Feletto, a Conegliano. L’iscrizione, alla media Cima, non era stata accettata per barriere architettoniche e criticità ambientali

Diego Bortolotto
Esterno della scuola media Cima
Esterno della scuola media Cima

Dopo otto mesi di attesa, incontri, porte che si sono aperte e poi richiuse, la ragazzina con disabilità che da gennaio aspettava di sapere dove avrebbe frequentato la prima media ha trovato la sua nuova classe. A settembre andrà alla scuola media Bazzo di Rua di Feletto, che fa parte dell’Istituto comprensivo 3 Brustolon di Conegliano. La soluzione è arrivata dopo una vicenda che aveva sollevato il tema delle barriere architettoniche e criticità ambientali.

L’iscrizione, alla media Cima, non era stata accettata proprio per le difficoltà strutturali dell’edificio. La dirigente Ada Vendrame aveva spiegato di essere dispiaciuta per la situazione.

Era stata quindi individuata una possibile alternativa in una scuola paritaria, il Collegio Immacolata. Il Comune, secondo quanto riferito dalla famiglia, si era dichiarato disponibile a sostenere retta e ore di assistenza necessarie. Sembrava la soluzione definitiva.

«Aveva conosciuto i locali, alunni ed era rimasta entusiasta dell’offerta formativa», racconta ora il papà. La situazione, però, è nuovamente cambiata. «A fine mese era arrivata la doccia fredda», dice, spiegando che la famiglia ha ricevuto la comunicazione con cui l’istituto rinunciava a procedere con l’iscrizione per ragioni legate alla sicurezza.

Arrivati ad agosto, restavano poche alternative. «Per il bene di G. abbiamo scelto una scuola più distante da casa, ma con classi più contenute e un ambiente accogliente». I genitori potranno contare anche sul servizio di trasporto dedicato a Rua.

Restano, inevitabilmente, sentimenti contrastanti. «È una buona scuola», riconosce il papà, ma «resta l’amarezza di aver dovuto cedere a un compromesso».

Anche nella settimana di Ferragosto, mentre si trovano in vacanza, la famiglia è impegnata negli ultimi adempimenti burocratici. Bisogna completare le pratiche per l’iscrizione e, soprattutto, procurarsi i libri di testo, così da arrivare preparati all’inizio delle lezioni. Il papà guarda però oltre e torna sul significato della vicenda.

«È grave che nel 2026 ci si trovi ancora a dover perdere otto mesi dietro a barriere architettoniche e porte chiuse». E aggiunge: «Chi vive la disabilità, o assiste un familiare con disabilità, si scontra quotidianamente con un sistema che spesso dimentica i diritti fondamentali dei più deboli».

La famiglia considera comunque raggiunto l’obiettivo più importante: dare a G. una prospettiva per il suo futuro. «Siamo arrivati a una soluzione solo dopo aver reso pubblica la nostra storia tramite i giornali», sottolinea il papà, anche sui social, nel gruppo che conta 360.000 follower. E proprio ai giornali va il ringraziamento finale della famiglia: «Grazie a chi ha raccontato la nostra storia e ci ha permesso di far sentire la nostra voce».

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