Prostitute sul web, 11 a processo

Sono tutti accusati, a vario titolo, di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione per aver messo in piedi un vasto giro di annunci hot su diversi siti internet. Ieri si è aperto il processo che è l’epilogo di un’indagine che aveva preso il via a a Udine per essere poi trasferita a Treviso. L’inchiesta era nata dall’arresto di Ramon Berloso, il trentacinquenne goriziano- poi morto suicida- noto come il “killer della balestra”. Per gli inquirenti l’uomo avrebbe agganciato le sue vittime proprio attraverso diversi siti incriminati.
E scavando proprio in questo mondo gli inquirenti coinvolsero oltre una ventina di persone (alcune delle quali hanno nel frattempo patteggiato) perché, facendosi pagare le inserzioni “a luci rosse”, avrebbero sfruttato l’attività di almeno 32 squillo. Prostitute, protagoniste di reality e insospettabili studentesse o casalinghe. I nomi dei rinviati a giudizio: Daniele Zuliani, di Silea e la compagna Sandra Eliza Ferreira, l’uomo sarebbe titolare di 4 diversi siti internet, da best-annunci.com, a cercoamici-vip.com. Gli altri imputati, accusati a vario titolo: Stefano Davì, di Rovigo, Andrea Longato, di Castelfranco, Luca Cassin, Luca Miglioranza, Paese, Alberto Pozzamai, di Asolo, Orazio Maurizio Putignano, Bari, Francesco De Lorenzi, di Pordenone, Paolo Semenzato, Mirano, Vittorio Martin, Rovigo (difesi dagli avvocati Cristiana Polesel, Federico Claino, Martino De Marchi, Lorenzo Zanella e Lorenza Secoli).
Secondo l’accusa erano gestori e intermediari tra i gestori del sito e le prostitute, agenti di secondo livello, fotografi o insospettabili prestanome, titolari dei conti corrente su cui far transitare il denaro pagato dalle prostitute per gli annunci. Tutti ritenuti responsabili a vario titolo di un giro vorticoso di annunci “hot” online, pubblicati in siti di incontri, attraverso i quali prostitutite procacciavano clienti.
Ogni due settimane avrebbero ricevuto dalle lucciole 120 euro per la pubblicità. La difesa è pronta a smontare le accuse: con sentenze della Cassazione alla mano, sono pronti a dimostrare che i comportamenti contestati non rappresenterebbero un reato.
Giorgio Barbieri
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