Pronta una class action Sunia e Cgil: «Scandaloso»

Lo Spi: assemblea pubblica il 7 ottobre con le “vittime” dell’amministratore Il segretario Barbiero: «Tuteleremo i pensionati e le altre fasce deboli»
AGOSTINI TREVISO CONDOMINIO IN VIA DON L. MILANI,4
AGOSTINI TREVISO CONDOMINIO IN VIA DON L. MILANI,4

Un’assemblea in via Ronchese il 7 ottobre, con gli inquilini delle case Ater e i proprietari delle ex case popolari. Anche perché alle porte c’è un inverno senza gas e senza acqua collettiva (almeno al civici 27-29-31 della via, che li ha staccati da 4 mesi), con il rischio che i rubinetti si chiudano anche per gli altri 4 stabili gestiti da Artuso.

Spi-Cgil e Sunia puntano a un’azione collettiva nei confronti della Restera srl, e dei suoi soci Roberto Artuso e Cristina Caodoglio, marito e moglie. «Chi ha già pagato va tutelato, non deve pagare due volte», dichiarano in una nota congiunta Paolino Barbiero, segretario dello Spi-Cgil, e Alessandra Gava, segretaria del Sunia, «la nostra proposta è una class action e un percorso che porti a una soluzione della vicenda, che vede coinvolti moltissimi pensionati».

Il Sunia ad agosto aveva inviato una raccomandata all’Ater chiedendo chiarimenti in merito ala Restera, «Era emerso come la condotta dell’amministrazione non fosse limpida, lì in via Ronchese», spiega Alessandra Gava, numero uno del Sunia di Treviso, «stupisce che esponenti dell’Ater come il vicepresidente Fanton possa dire di essere completamente ignari delle preoccupazioni dei condòmini, e ancor più della storia di Artuso, che era stato sollevato tre anni fa dall’assemblea condominiale del civico 2 di via Don Milani (al 4 c’è un ammanco di 82 mila euro, ndr). Perché alla luce di quel caso l’Ater non ha a suo tempo revocato tutti i mandati all’amministratore».

Le risposte dell’Ater, sostiene Sunia, non sarebbero state soddisfacenti, «anzi evasive» come le definisce Gava, quando invece l’ente, secondo l’associazione inquilini, « dovrebbe tutelare gli inquilini, ridurre la portata dei propri debiti».

Spi e Cgil insistono soprattutto sul fatto che è «impensabile di chiedere ancora soldi a chi ha pagato le spese condominiali perché sarebbe un dramma, siamo assolutamente contrari». E la altissima presenza di pensionati fra i beffati fa scendere in campo anche lo Spi Cgil. «Il nostro sindacato si impegna in prima fila nel dare voce ai bisogni dei pensionati e degli inquilini coinvolti in casi come questo, a Treviso e in provincia, anticipa Paolino Barbiero, «è necessaria un’ azione collettiva che abbatta le spese legale per i residenti coinvolti, individuando, a partirer dagli iscritti Spi e Sunia, un percorso di tutela dei cittadini e dell’Ater stessa: a pagare non devono essere sempre i più deboli. E auspichiamo che tutti i cittadini diventino sempre più attivi e collaborino perché il controllo sui singoli e sugli Enti diventi puntuale e costante», concludono i due sindacalisti.

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