Presepe sfregiato «Gesto inqualificabile di grave violenza»
«Lo sfregio al presepio che richiama il dramma dei profughi è inqualificabile, deploro grandemente un gesto così grave e violento». Il vescovo di Treviso Michele Tomasi quasi non riesce a credere che domenica notte qualcuno abbia potuto danneggiare «il simbolo dell’Incarnazione» rappresentato accanto all’asilo nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Trebaseleghe, territorio padovano in diocesi di Treviso. Il parroco don Federico Giacomini in accordo con il consiglio pastorale aveva deciso di accostare l’immagine della Sacra Famiglia ai profughi che rischiano la vita e muoiono in mare alla ricerca di un futuro migliore. Giuseppe e Maria sono stati collocati nel presepio in piedi sopra un gommone e proprio contro questo simbolo migrante si sono scagliati l’altra notte i vandali, squarciando il supporto con il chiaro intento di colpire il sacerdote e le sue idee. Già nei giorni scorsi era esplosa una bufera di insulti sui social, con attacchi pesanti ad una chiesa accusata di “sbagliare tutto».
La parrocchia ha ritenuto di dare una spiegazione ufficiale durante le messe di sabato e domenica in cui si precisava che il presepe sul gommone mira a rappresentare «tutte le situazioni di disagio dell’umanità attuale», di chi ha perso un figlio, di chi ha subito un lutto per malattia e di chi deve fuggire dalla propria terra per disperazione. Purtroppo le spiegazioni non sono servite e ha prevalso l’odio, la rabbia, lo spirito di contrasto violento che serpeggia in politica e nei social; in questo caso si è concretizzato in un gesto vandalico che ha colpito il parroco ma che ha anche ferito il vescovo che proprio qualche giorno fa, di fronte alla rappresentazione della Natività allestita dai Vigili del Fuoco, si era soffermato su senso di questa antica tradizione cristiana. «Il presepe - aveva detto il Vescovo in quella occasione - è un annuncio del Vangelo, dice l’incarnazione di Cristo nella nostra storia, è simbolo di vero amore e di servizio ai più poveri».
Un segno che, nell’infinita fantasia di Dio, ci mostra il bambino, il piccolo, il debole, il fragile, ci mostra i pastori, ossia i poveri che sono accolti da Dio e lo accolgono a loro volta, l’umanità che ha bisogno di cura, di amore. «Il presepe ci commuove perché manifesta la tenerezza di Dio che si abbassa alla nostra piccolezza, come scrive il Papa nella sua bella Lettera di Natale». Difficile capire come per qualcuno possa diventare oggetto di odio e non di «incontro con l’umanità». —
L.S.
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