Prealpi trevigiane, la montagna rinasce: arrivi in crescita del 10 per cento

Oltre 403 mila arrivi e 842 mila presenze nell’ultimo anno: le Terre Alte trevigiane riscoprono turismo, sentieri, malghe e attività nella natura

Rossana Santolin
Prealpi Trevigiane
Prealpi Trevigiane

Una terrazza naturale sospesa tra la pianura e la montagna bellunese, punteggiata da malghe, casere e attraversata dalle antiche vie che collegavano i pascoli al fondovalle. Dal massiccio del Grappa al Cansiglio, passando per il Cesen e il passo San Boldo, si snoda l’arco delle Prealpi trevigiane, intatte nella loro bellezza e custodi delle ultime tracce di un passato rurale.

Nell'ultimo anno le Terre Alte hanno registrato 403.478 arrivi (+10,0%) e 842.012 presenze, +9,6% rispetto all'anno precedente. In tre anni (2022–2025) gli arrivi sono cresciuti di oltre il 31% e le presenze di quasi il 28%, con una progressione che accelera anno dopo anno. Circa la metà degli arrivi (49%) e oltre la metà delle presenze (56%) sono di turisti stranieri: il primo mercato è l'Austria, poi la Germania.

L’area era nota come “la montagna dei trevigiani” e dagli anni Sessanta, fino alla chiusura dell’impianto sciistico sulle Pianezze nel 1987, era la meta invernale più gettonata del Veneto orientale.

Dal declino alla riscoperta

Il cambio delle abitudini dei trevigiani, più attratti da altre destinazioni, e il progressivo abbandono di prati e pascoli, hanno accelerato un processo di decadenza, esponendo il territorio allo spopolamento e al rimboschimento.

Bosco del Cansiglio
Bosco del Cansiglio

Fino a 50 anni fa le malghe prealpine erano una trentina, mentre oggi ne restano appena una decina. Nell’ultimo decennio tuttavia l’iniziativa di privati ha impresso un significativo cambio di rotta. Il territorio sta conoscendo una riscoperta favorita dal riavvicinamento dei trevigiani alla loro montagna come rifugio dalla frenesia cittadina.

Il parco avventura

«Questa è la montagna della semplicità» premette Adorno Rebuli. Istruttore di mountain bike e scialpinismo, è tra le persone che un decennio fa hanno scommesso in un progetto di rilancio del Cesen. Con la famiglia ha rilevato il ristorante Stella Alpina – chiuso da tempo – e dato vita al Parco Avventura di Pianezze. Attorno alle due strutture si è creato un indotto i cui effetti non si fermato al solo territorio valdobbiadenese. Il percorso attrezzato immerso nella pineta, attira visitatori, anche dall’estero ed è diventato un punto di riferimento per chi vuole esplorare la montagna trevigiana.

«Con le colline Unesco abbiamo visto un aumento del flusso, con una crescita sostanziale del pubblico straniero» spiega Rebuli. «Ma a crescere è anche la presenza di trevigiani che sono tornati ad apprezzare i luoghi meno antropizzati, alla ricerca di natura e attività a passo lento». In un momento in cui bisogna bucare lo schermo, questa montagna discreta vuole rimanere fedele a sé stessa.

«L’autenticità è il suo punto di forza» sottolinea il gestore che a gennaio ha passato il testimone delle attività in mano ai figli. «Per valorizzare questo territorio non serve niente di “wow”, per intenderci, ma strutture a basso impatto che favoriscano uno sviluppo sostenibile dell’area».

Il museo e l’associazione 

 Noleggi di bici, guide escursionistiche e attività ricettive sono tornate ad animare l’arco prealpino in luoghi che sembravano destinati all’oblio. Adorno Rebuli è anche il promotore del progetto di riqualificazione dell’impianto di seggiovia in disuso dalla fine degli anni Ottanta.

«Stiamo lavorando per trasformare la partenza in un piccolo museo della montagna con annessa area picnic» racconta. La valorizzazione del territorio è l’obiettivo che l’anno scorso ha portato alla costituzione dell’associazione Monte Cesen, presieduta da Rodolfo Bresin, e che conta una settantina di soci. L’associazione, fra le altre, assieme alla Pro Loco di Valdobbiadene promuove la Mussada, una manifestazione che rievoca l’antica fienagione in alpeggio e la discesa delle “musse”, che avveniva lungo le omonime vie, come erano chiamate le tradizionali slitte per il trasporto del fieno.

Il recupero dei sentieri

La manutenzione dell’esistente e il recupero di quelli abbandonati è l’obiettivo del Progetto sentieri avviato dai 12 Comuni dell’Unione montana delle Prealpi trevigiane e finanziato con un fondo ministeriale di 557.000 euro. «Punteremo sui percorsi sovracomunali riprendendo in mano un progetto degli anni Novanta» spiega il presidente dell’Unione, Luciano Fregonese.

«I fondi che abbiamo ricevuto aiuteranno a partire ma non basteranno, perché parliamo di centinaia di chilometri di sentieri e strade di montagna. Solo entro il territorio comunale di Valdobbiadene si snodato 300 km di sentieri di cui il ci sono e un 30% è manutenuto da Alpini, Avab e dalle Pro Loco in convezioni con il Comune.

«Con fondi si farà manutenzione straordinaria» precisa Fregonese,«che riguarda la posa di staccionate, il recupero di ammalorati e rinnovo della tabellonistica. E abbiamo siglato convenzioni con il Cai di Feltre e di Vittorio Veneto per la cura dei sentieri».

Il volo libero

Non ultimo, uno degli acceleratori della rinascita delle Prealpi è il volo libero che attira sul Grappa e sul Pian del le Femene (il decollo al pianoro di Posa). I soli Comuni di Borso e Pieve del Grappa nel primo quadrimestre di quest’anno hanno registrato un più 10% di presenze.

 

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