«Salvate quel platano in Riviera Comisso»: Treviso si mobilita
Proteste per il taglio programmato della pianta simbolo affacciata sul Cagnan: «Vanno studiate alternative». Il sindaco: «Decisione dolorosa ma necessaria»

La motosega non è ancora arrivata in Riviera Comisso, ma attorno al vecchio platano il rumore è già diventato assordante. La notizia dell’abbattimento dell’albero affacciato sul Cagnan, a ridosso del ponte di San Francesco, ha acceso il dibattito e soprattutto sui social sono piovuti commenti, proteste e richieste di ripensamento. Il Comune non arretra. Il sindaco Mario Conte difende «una decisione dolorosa ma necessaria».
In tempi di eventi atmosferici sempre più violenti, l’amministrazione rivendica una scelta dettata dalla sicurezza. Le verifiche hanno classificato il platano in classe di propensione al cedimento, riscontrando gravi fenomeni di carie e cavità interne.
Ma è proprio attorno a una domanda che adesso si concentra il confronto: prima di abbattere un albero di quelle dimensioni e con quella storia sono state esplorate tutte le possibilità per conservarlo? A chiederlo è Vittorino Mason, scrittore e autore di “Parla col Bosco”. «Prima di tagliare un albero così cercherei di tenerlo in piedi – commenta lo scrittore – Farei una valutazione per salvarlo, non per tagliarlo». E propone una strada: chiedere un secondo parere. Per Mason il valore di un grande albero urbano non può essere misurato solo attraverso la sua sostituzione. «Non è la stessa cosa tagliare quel platano e mettere un alberello. Quell’albero è qualcosa di più, è un monumento, qualcosa nel quale un cittadino si riconosce».
Una posizione condivisa da Andrea Marcon, direttore d’orchestra trevigiano che da trent’anni lavora a Basilea e frequenta molte città europee. Il punto, per lui, non è negare il problema della sicurezza. «Se veramente c’è un pericolo pubblico, ovviamente bisogna intervenire». Ma proprio perché un albero adulto rappresenta un patrimonio non riproducibile in pochi anni, chiede che prima dell’abbattimento vengano ascoltati più esperti. «Una pianta che ha quasi cent’anni, prima di tagliarla, va valutata con grandissima attenzione». Marcon racconta di aver visto all’estero vecchi alberi sostenuti con strutture d’acciaio pur di conservarli. «Vengono considerati un patrimonio naturale, ma anche della storia della città». Da qui il suo appello: «Non dico che il sindaco debba ripensarci. Dico: sentiamo un’altra campana. Poi, se davvero è pericoloso si intervenga». Per Marcon «l’ordine dei fattori andrebbe invertito»: prima si prova a conservare, il taglio arriva soltanto quando ogni alternativa è stata esclusa.
Da una parte, dunque, c’è la responsabilità dell’amministrazione di garantire la sicurezza. Dall’altra la domanda: per un albero che appartiene da decenni al paesaggio della città, può valere la pena chiedere un’ultima verifica? Intanto il platano è ancora lì. Acciaccato, secondo le perizie gravemente compromesso, ma ancora reclinato verso il Cagnan. E forse è anche per quell’immagine così familiare che Treviso, davanti all’idea di non vederlo più, ha cominciato a discutere.
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