«Pestato per un rimprovero mio padre vittima della gang»

Parla Alberto Rigato, barista, figlio dell’anziano aggredito e spintonato a terra «Aveva solo chiesto ai ragazzi di smetterla di far volare i bidoni dell’immondizia»
Poloni Castelfranco bar Rigato titolare Roberto Rigato
Poloni Castelfranco bar Rigato titolare Roberto Rigato



La baby gang si è accanita contro Antonio Rigato, 83 anni, padre del titolare del bar Degustazione Rigato in piazzetta Filzi. Il figlio Alberto racconta quegli attimi di terrore che hanno visto suo padre diventare vittima del branco di ragazzini che frequentano la zona del palazzetto disseminando terrore tra residenti e commercianti.

Il racconto

«Mio padre era qui seduto al bar con gli amici anziani per trascorrere un’oretta in compagnia, quando i soliti dieci ragazzi hanno iniziato a spintonarsi, a sbattere contro la vetrina del bar e a importunare i clienti», il tono di voce che usa Alberto, figlio della vittima, è quello di una persona stanca del fenomeno. «A un certo punto hanno iniziato a far volare i bidoni della spazzatura del bar sporcando tutta l’entrata e intralciando il marciapiede. È stato in quel momento che mio padre ha deciso di uscire per redarguirli e mettere a posto l’immondizia». Momenti di tensione e di paura hanno sospeso per qualche secondo le chiacchiere di tutti i frequentatori del bar. Erano circa le 18. In una frazione di secondo il “capo” del gruppetto ha spintonato a terra il povero Toni che voleva solamente pulire l’entrata dell’attività del figlio e insegnare le buone maniere ai ragazzi.

soccorsi e indagini

Dopo averlo spinto, la gang si è dileguata in un battito di ciglia lasciando il povero anziano steso sul marciapiede. Immediati i soccorsi e il ricovero in ospedale: dieci giorni di prognosi. I carabinieri sono sulle tracce di questi «scalmanati che ormai tutti conoscono». Alberto Rigato farà scattare oggi la denuncia a carico di ignoti: «Non ci fermiamo, siamo tutti uniti. Esercenti e residenti unico avamposto di civiltà in questa zona».

Esasperazione

Le testimonianze dal quartiere sono raccapriccianti. Assalti continui ai residenti della piazzetta Filzi, sputi alle anziane dirette a fare la spesa all’Alì supermercato, sfrontataggine, alcol e spinelli. Tutto questo è la quotidianità di un quartiere che si affaccia alle mura della città. Racconta Bruno Trentin, titolare del bar Roma, davanti al palazzetto: «Questi entrano in dieci, bevono le bottiglie di vodka che si portano da fuori, e ordinano una sola brioche. È una situazione insostenibile. Sono fortunato che mio figlio è un energumeno e in qualche modo riusciamo a farci rispettare, ma se decidono che vogliono mettersi fuori dal bar per fare le loro cose, non possiamo fare nulla, bloccano persino il passaggio alla gente che cammina». Molti hanno notato un aumento dei pattugliamenti da parte di carabinieri e polizia locale, ma questi ragazzi sono veloci e sfuggono tra le molteplici vie d’uscita di piazzetta Filzi. Anche l’Alì supermercato è nel mirino di questi raid. «La direttrice è stata costretta ad assumere una guardia giurata contro le incursioni e le molestie nei confronti delle cassiere e dei clienti», spiega Alberto Rigato.

Il sindaco

Il sindaco Stefano Marcon è lapidario: «La zona di piazzetta Filzi è la più presidiata di Castelfranco e qualche risultato positivo è stato raggiunto anche a detta dei residenti. Stiamo lavorando per diminuire e fermare questa situazione di disagio in concerto con tutte le forze dell’ordine». Poi rassicura: «La telecamera è in arrivo e al contempo stiamo lavorando con le famiglie di alcuni di questi ragazzi che sono stati identificati dalle forze dell’ordine. Stiamo dunque iniziando un percorso culturale con i familiari di questi ragazzi per ridurre al minimo questo fenomeno che deve essere compreso e neutralizzato totalmente». Il sindaco ci tiene a ribadire una cosa: «La zona è iper-pattugliata e stiamo quasi identificando tutti i responsabili». Il controllo del vicinato è una soluzione? «Abbiamo visto che nelle piccole città come Montebelluna e Castelfranco non è funzionale, a Treviso sì. Qui, abbiamo tutti i presidi di sicurezza necessari per affrontare di petto i problemi legati alla criminalità. Il rischio è che accada come a Montebelluna dove si segnala la suocera come ladro mentre stava entrando in casa del genero». —





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