Peperone di Zero Branco, 50 anni di festa e non sentirli
ZERO BRANCO. Da Morandi a Vecchioni. Da Venditti e Little Tony, a Cocciante e Casadei. Sul palco della sagra del peperone di Zero Branco, dal 1957, sono passati davvero tutti. E a meno di un mese...
ZERO BRANCO. Da Morandi a Vecchioni. Da Venditti e Little Tony, a Cocciante e Casadei. Sul palco della sagra del peperone di Zero Branco, dal 1957, sono passati davvero tutti. E a meno di un mese dalla chiusura dell'edizione numero 50 è tempo di bilanci, ma anche di togliersi qualche sassolino dalla scarpa per chi quel palco e quella tradizione l'hanno costruita, sostenuta, amata. Con la passione di sempre, quella del volontario. E a Zero erano in più di trecento ad alternarsi. Tra tutti, però, c'è da sempre lui: Giuseppe "Bepi" Dal Bo'. Settant'anni compiuti da poco, di cui cinquanta passati a darsi da fare per la storica kermesse. È la colonna della pro loco di Zero Branco, suo vicepresidente, re delle griglie ed anima del dietro le quinte, tra tavolate e cucine. Cucine che, quest'anno, hanno fatto uscire 28 mila piatti, con 55 mila visitatori passati negli 11 giorni di eventi, nonostante il meteo non abbia aiutato. Numeri eccezionali, riusciti grazie al volontariato. «Ho iniziato allestendo l'impianto elettrico, dando una mano dopo lavoro essendo elettricista» racconta orgoglioso Bepi «poi le griglie, cinque giorni di fila davanti al fuoco e via via l'esperienza per lo spiedo. I ricordi sono molti, uniti a grande soddisfazione per le parole della gente e delle autorità». Il suo identikit è semplice: mani sempre in movimento, magliette "finite", pacche sulle spalle ai più giovani ed un immancabile sorriso. Con l'animo e la voglia di fare rimasti da sempre intatti. Quest'anno, però, ha dovuto fare i conti anche con le polemiche, passate attraverso i social con pesanti critiche all'organizzazione. «La pro loco ha sempre provato a fare del proprio meglio, nessuno è perfetto, ma l’impegno e la passione sono sempre enormi» prosegue Bepi, che risponde poi a quanti non accettano che la festa non si svolga in piazza «la manifestazione si è dovuta spostare ancora negli anni ‘90 per motivi di sicurezza. È inutile ostinarsi su questa faccenda: la sagra non potrà mai più tornare lì». Poi l’appello ai giovani. «Servirà il loro apporto per far proseguire questa tradizione» conclude Dal Bo’ «le porte restano come sempre aperte a tutti, per nuove idee e stimoli costruttivi». Idee e stimoli che, fin dall’inizio della storia “del peperone”, non sono certo mancati. Lunga vita, allora, ai molti “Bepi”, alle molte “storie di Marca” che, negli anni, tanto continuano a raccontare.
(a.b.v.)
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