Paolin, l'onorevole di Possagno in carica quattro giorni: «Ora faccio ricorso»

POSSAGNO. Onorevole, ma solo per quattro giorni. La disavventura di Giuseppe Paolin, classe 1966, una lunga gavetta nella Lega - dal venditore di gadget a Pontida alla segreteria particolare di un viceministro - merita almeno di essere raccontata. Perché non capita a tutti di passare dallo stato di grazia di un’elezione nella Camera dei deputati, comunicata il venerdì, alla delusione di una defenestrazione saputa da un commesso di Montecitorio mentre varcava la soglia del Palazzo.
A Paolin è successo. Inserito al quarto e ultimo posto nel listino plurinominale del collegio Veneto 1, è rimasto fuori per un pugno di voti in prima battuta. Poi il ricalcolo delle assegnazioni dei seggi gli ha dato ragione: avvisato dal consiglio federale della Lega, venerdì 16 marzo è andato in Corte d’Appello a Venezia dove il presidente gli ha annunciato l’avvenuta elezione alla Camera dei deputati. Tappi saltati a Possagno, telefonate e messaggi da mezza Italia, le congratulazioni dei big della Lega. Una cena offerta - «morigerata» assicura lui - con i maggiorenti del partito e la piccola festa, in gelateria Aurora a Possagno, tradizionale covo della prima Lega, on tanto di «onorevole» striscione.
Tre giorni camminando a mezz’altezza, facendo progetti per il territorio e studiando la sistemazione romana, il lunedì un salto in negozio a comprarsi un vestito da parlamentare. La telefonata della Prefettura con la mail di convocazione alla prima seduta parlamento sembrava confermare che tutto filasse liscio. Il martedì, all’alba, il viaggio verso Roma insieme agli altri neo parlamentari, tra selfie, battute e progetti. Poi il taxi, l’orgoglio di sentirsi tra i rappresentanti del popolo, l’emozione del primo giorno. Onorevole qua, onorevole la.
Sull’uscio di Montecitorio, appena pronunciato il suo cognome, la doccia fredda. «Ci segua, signor Paolin». Fine dell’avventura parlamentare più breve della storia.
Lui, trascorso qualche giorno, sembra prenderla con relativa filosofia. E non perde il suo tradizionale umorismo. «Ho ventotto anni di militanza politica, ne ho viste di tutti i colori - spiega – . Ma il partito mi ha detto di fare ricorso e io lo sto preparando». Poi ricostruisce nei dettagli l’ingarbugliata galleria di passaggi che gli ha fatto toccare l’Olimpo della politica per il breve spazio di un fine settimana.
In Calabria, in Corte d’Appello, una banale inversione delle somme dei voti tra Fratelli d’Italia e Forza Italia ha aggrovigliato l’assegnazione dei seggi, dando vita a un curioso effetto domino che ha toccato, per la regola dei migliori resti su base nazionale, le circoscrizioni di Calabria, Veneto e Trentino.
Dopo una prima assegnazione di seggio al sindaco di Calalzo, Luca De Carlo, per Fratelli d’Italia, è uscita la sorpresa Paolin, che ha fatto saltare i tappi di prosecco in mezza Pedemontana. Sarebbe stato il trentatresimo parlamentare veneto della Lega, il decimo del Carroccio trevigiano. Il primo di Possagno dai tempi della dimenticata Maria Pia Dal Canton, sei volte parlamentare, quattro sottosegretaria al governo.
Ma in Calabria restava esclusa la forzista Maria Tripodi, molto amica di Francesca Pascale, la compagna di Silvio Berlusconi. Il ricorso lampo presentato a Catanzaro da tutti i big di Forza Italia -Brunetta in testa – ha ribaltato nuovamente il risultato a scapito di Paolin, giusto sulla soglia di Montecitorio. Situazione tornata al punto di partenza: dentro De Carlo per Fratelli d’Italia in Veneto e la Tripodi in Calbria. Fuori Paolin, che dice: «Ritorno soldato».
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