Panevìn del Parco del Sile Autorizzati solo 2 su 40

Per la notte del 5 gennaio tutti i roghi del capoluogo sono privi di permesso Gli organizzatori rischiano sanzioni. Il Carroccio si ribella, Ca’ Sugana frena
TOME' TREVISO CONFERENZA STAMPA IN SALA ARAZZI DEL COMUNE DI TV. X AUGURI DEL SINDACO, IN FOTO IL SINDACO GIOVANNI MANILDO
TOME' TREVISO CONFERENZA STAMPA IN SALA ARAZZI DEL COMUNE DI TV. X AUGURI DEL SINDACO, IN FOTO IL SINDACO GIOVANNI MANILDO

Si avvicina l’Epifania, ma stavolta a Treviso e negli altri 10 Comuni del Parco del Sile sarà la notte dei panevìn fuorilegge dal punto di vista ambientale (dal punto di vista della sicurezza, invece, la questura ha dato l’ok a tutti): su 40 falò previsti nella notte tra il 5 e il 6 gennaio per bruciare la “vecia”, ad oggi solo 2 hanno ottenuto l’autorizzazione da parte dell’ente, necessaria per certificare che non inquinano. Nei casi sospetti serve invece la Vinca, la valutazione di incidenza ambientale, ma ottenerla pare sia difficilissimo, tanto che gli organizzatori degli altri 38 panevìn, tra permessi da parte di questura, vigili, Comune e Parco del Sile hanno gettato la spugna, disorientati. O se ne sono fregati, indaffarati più a procurarsi salsicce e costicine per la serata delle faville che a raccogliere carte bollate dopo decenni di libertà assoluta.

Ciò però significa che potrebbero fioccare le denunce da parte degli ambientalisti o di semplici cittadini infastiditi dall’aria irrespirabile, con risvolti anche penali. L’eurodeputato del Pd Andrea Zanoni avverte: «La legge è legge e va rispettata, i dettami della questura sui falò vanno rispettati alla lettera».

E a Treviso non manca neppure una furibonda polemica politica, esplosa tra la Lega e la giunta di centrosinistra del sindaco Manildo, destinata a far saltare, per protesta da parte degli organizzatori, il tradizionale panevìn di San Lazzaro. Insomma, l’Epifania del 2014 sarà ricordata come quella del pasticciaccio brutto dei panevìn, a causa di un quadro normativo improvvisamente tornato di attualità ai primi di dicembre ad opera del Parco del Sile: l’accensione dei falò deve rispettare l’articolo 57 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps), relativo alle «esplosioni o accensioni pericolose».

Per accendere un falò serve quindi l’autorizzazione da parte delle autorità di pubblica, dal punto di vista della sicurezza: per il Comune di Treviso a dire l’ultima è la questura come per quello di Conegliano il commissariato, e infatti il 30 gennaio del 2013 la questura emise un apposita direttiva che fissava nei 5 metri di altezza il limite massimo per i panevìn, più altre indicazioni abbastanza restrittive.Per tutti gli altri Comuni della Marca - ad eccezione degli 11 del Parco del Sile - a dire l’ultima è invece il sindaco se il suo Comune organizza in prima persona il panevìn. Ma poi devono dire la loro i vigili urbani, e poi c’è appunto l’aspetto ambientale, portato in auge prepotentemente sempre un mese fa in una riunione dell’Ente Parco del Sile con i Comuni rivieraschi: per i falò serve anche uno studio sull’incidenza ambientale delle pire, tanto che lo stesso ente Parco ha messo a disposizione degli organizzatori dei panevìn un tecnico per esaminare e sdoganare le richieste.

Ma ad oggi, a soli 3 giorni dalla notte dei falò, su 40 panevìn già pronti negli 11 Comuni, solo 2 hanno visto gli organizzatori chiedere e ottenere il via libera del Parco. E di questi 40 falò, ben 10 sono nel capoluogo, ma tutti privi di ok dal punto di vista ambientale. Tuona il leghista Giancarlo Da Tos, per il falò di San Lazzaro: «Sono giorni che giro come una trottola per gli uffici senza ottenere nulla dal Parco del Sile. Ma ricordo che è stata proprio la giunta Manildo a voler delegare la questione panevìn al Parco del Sile. Se quindi il Comune non ci darà una deroga almeno sui vincoli imposti dalla questura sull’altezza, non lo faremo».

Ma il Comune precisa: «Ci siamo mossi affinché l’iter venisse svolto per tempo. I nostri uffici hanno concordato con l’Ente Parco del Sile le modalità di gestione della modulistica. Se ora il Parco è in ritardo con la comunicazione agli organizzatori il problema è un altro», dice il sindaco Manildo, «Il 4 dicembre il settore Ambiente e la polizia locale avevano trasmesso la lista delle richieste di falò arrivate al Comune e concordato che ad inviare pareri, nullaosta, autorizzazioni e prescrizioni agli organizzatori fosse l’Ente Parco. Mi aspetto comunque da parte di tutti la massima collaborazione perché la tradizione del 5 e 6 gennaio possa svolgersi con serenità».

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