Il panificio Gritti di Treviso piange Rino, volto storico dell’attività

Si è spento a 82 anni il panettiere di via Montello che per una vita si è dedicato agli impasti. Il ricordo del figlio: «Anche in pensione veniva ogni giorno in laboratorio: controllava tutto, assaggiava il pane, criticava ogni dettaglio»

Savina Trevisiol
Rino Gritti
Rino Gritti

Per decenni il suo volto è stato quello del Panificio Gritti in via Montello a Treviso, Rino Gritti, residente a Preganziol, si è spento sabato a 82 anni, lasciando una lunga storia artigiana che attraversa più di cent’anni e che viene ora portata avanti dal figlio Michele insieme alla moglie. «Quando una persona decide che il suo tempo è finito, c’è poco da fare», racconta il figlio, che oggi ha raccolto l’eredità del forno di famiglia.

Una vita intera dedicata al pane, iniziata molto presto. «Mio nonno aveva cominciato nel 1924 come dipendente, poi nel 1954 la famiglia acquistò il forno di Catena. Mio padre lavorava già da ragazzino, usciva con il cestone del pane estate e inverno». Negli anni Settanta arrivò poi l’apertura del Panificio Gritti in via Montello, diventato negli anni un punto di riferimento per il quartiere e per generazioni di clienti.

Dietro il banco Rino non era solo un panettiere, ma un uomo che viveva il mestiere come una missione. «Anche in pensione veniva ogni giorno in laboratorio, controllava tutto, assaggiava il pane, criticava ogni dettaglio». Michele sorride ricordando il carattere del padre, severo ma capace di trasmettere esperienza e passione. «Diceva sempre che non si finisce mai di imparare». A segnarlo era stata la morte della moglie, scomparsa tre anni fa dopo una malattia.

«Erano in simbiosi, lui si era preso cura di lei per tutta la vita. Dopo che mamma è mancata, si è spento piano piano». Negli ultimi giorni il peggioramento era stato rapidissimo. «Sabato mattina aveva voluto vestirsi bene, uscire a fumarsi un’ultima sigaretta all’aperto. Poi se n’è andato serenamente nel pomeriggio».

Nel laboratorio, fino all’ultimo, continuava a preparare impasti “a occhio”, come si faceva una volta. «Non ragionava con numeri o bilance, metteva le mani nell’impasto e capiva subito cosa serviva». I funerali saranno celebrati giovedì 21 maggio alle 16 nella chiesa di San Trovaso di Preganziol.

 

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