Omicidio di Fiera, chiesti due ergastoli anche in Appello
Il procuratore generale non fa sconti ai kosovari che uccisero Ragip Kolgeci e chiede la conferma delle condanne inflitte in primo grado. Il delitto nella notte del 22 ottobre 2022

Conferma di tutte le condanne del processo di primo grado. È quanto chiesto, lunedì mattina 18 maggio, dopo quattro ore di requisitoria, dal procuratore generale della Corte d’assise d’appello di Venezia per cinque imputati a processo per il delitto dell’imprenditore kosovaro Ragip Kolgeci, 52 anni, avvenuto nella notte del 22 ottobre 2022, davanti al bar Musa di Fiera per vendicare l’affronto della richiesta di un vecchio debito di 500 euro.
E quindi ergastolo per Afrim Manxhuka, 54 anni (difeso dall’avvocato Luigi Fadalti), e per il nipote Valmir Gashi, 35 anni (avvocato Mauro Serpico), 15 anni di galera per i rispettivi fratelli Besim Manxhuka, 56 anni, e Leonard Gashi, 37 anni, e due anni per Bardhyl Gashi, 37 anni (avvocato Paolo Bottoli). I familiari di Ragip Kolgeci, la moglie, i quattro figli e tre nipoti, parte civile nel processo, sono rappresentati dall’avvocato Fabio Crea.
Complessivamente erano dieci gli imputati finiti a processo. Manxhuka e Gashi erano stati accusati il primo di aver accoltellato la vittima all’addome e alle gambe, il secondo di avergli rifilato una sprangata in testa. Besim Manxhuka, per esempio, in base alle indagini, avrebbe colpito Ragip Kolgeci alla nuca con un tubo metallico quando era già a terra.
Bardhyl Gashi, cugino di Valmir, avrebbe minacciato con una pistola tutti coloro che cercavano di avvicinarsi per prendere le difese della vittima.
A tutti si contestavano anche le aggravanti per aver agito in più di cinque persone e per futili motivi. In particolare per il risentimento che Afrim Manxhuka e Valmir Gashi nutrivano nei confronti di Kastriot Kolgeci, il figlio della vittima, che esigeva l’adempimento di un credito da 500 euro da parte di Labinot Sedju, “soggetto da loro protetto”, e nei confronti di Ragip Kolgeci per essersi recato a casa di Manxhuka, accompagnato da altre persone per discutere della questione.
«Con l’ulteriore aggravante – si legge nel capo d’accusa originario della procura – per Manxhuka e Valmir Gashi di aver promosso e organizzato la cooperazione nel reato, riunendo dapprima i partecipanti nel domicilio di Afrim Manxhuka e, successivamente, organizzando lo spostamento con le auto sul luogo dell’aggressione, dopo che Manxhuka aveva invitato Kastiot Kolgeci a recarsi presso il bar “La Musa”».
Le indagini degli uomini della squadra mobile di Treviso si basarono sulle testimonianze raccolte e sulle immagini delle telecamere degli esercizi commerciali di Fiera che nella zona dove avvenne l’omicidio.
L’esito del processo di primo grado non ha quietato gli animi. Anzi, la faida tra i due nuclei famigliari kosovari, animati anche dal desiderio di vendetta, è continuata con altri episodi di violenza avvenuti in città.
Il processo in Corte d’Appello riprenderà a metà giugno con due udienze già programmate per le arringhe difensive. A luglio, la sentenza.
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