Oderzo, “mance” in obitorio per vestire le salme: necroforo a processo

ODERZO. Un addetto all’obitorio di Oderzo, attualmente in pensione, a processo per concussione. P.C., queste le sue iniziali (difeso dagli avvocati Stefano Colledan e Michele De Pieri), si trova alla sbarra per un reato pesantissimo che gli contesta la Procura della Repubblica di Treviso.
Secondo l’accusa, P.C., tra il 2015 e il marzo del 2017, quando lavorava all’obitorio, avrebbe preteso da alcune agenzie di onoranze funebri una “mancia” da 20 o 30 euro per la vestizione delle salme.
«Non è mio compito farlo», sarebbe stata la giustificazione addotta dal dipendente dell’azienda sanitaria, per avere i soldi richiesti alle pompe funebri.
I fatti, che risalgono appunto a qualche anno fa, sono emersi dopo la denuncia in Procura da parte di un’agenzia funebre, che non avrebbe gradito la presunta singolare richiesta. L’esposto ha messo in moto la macchina della Procura, che ora ha ottenuto di processare il necroforo opitergino con l’accusa di concussione.
Un’accusa pesantissima per la quale, in caso di condanna, si rischiano anni di galera. Ma la difesa è pronta a dare battaglia e a smontare il castello accusatorio della Procura.
Per il momento i legali di P.C. si limitano a dire: «Il nostro cliente non ha mai chiesto nulla». Poi la parola spetterà all’aula e ai testimoni del processo che entrerà nel vivo a partire dal 27 gennaio del prossimo anno. Ieri mattina, infatti, l’udienza che doveva dare avvio al processo è stata rinviata per l’indisposizione di uno dei giudici del collegio che saranno chiamati ad esprimersi sulla controversa vicenda. —
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