Una casa tutta di vetro per la basilica paleocristiana scoperta a Oderzo
La sindaca Scardellato spiega i progetti di valorizzazione del patrimonio emerso durante gli scavi nell’area dell’ex pescheria: «Creiamo lì l’ufficio turistico per rendere fruibile e protetto il nuovo sito archeologico»

La scoperta della basilica paleocristiana emersa durante gli scavi nell’area dell’ex pescheria apre un nuovo capitolo per Oderzo. La sindaca Maria Scardellato racconta l’emozione del ritrovamento e i progetti per rendere il sito fruibile alla cittadinanza.
Sindaca, la scoperta della chiesa paleocristiana ha entusiasmato tutti. Qual è stata la sua prima reazione?
«Quando ho visto i reperti per la prima volta, mi è venuta voglia di mettermi a pulire e aiutare gli archeologici. Il lavoro dell’archeologo è affascinante perché spesso si scava senza trovare nulla. Quando emergono reperti di questo valore, però, l’emozione è enorme e la vedevo nei loro occhi».
Che significato ha per Oderzo riappropriarsi di questo spazio antico?
«Il significato è immenso, sia dal punto di vista storico sia per il futuro turistico della città. Si sapeva da sempre dell’esistenza di una basilica, legata anche alla storia dei vescovi, ma non era mai stata trovata. I ritrovamenti precedenti appartengono ai primi secoli dell’età imperiale e riguardano edifici civili. Questa, invece, è una basilica cristiana e rappresenta l’inizio di una nuova serie di studi».
Quali saranno i prossimi passi della ricerca?
«La Soprintendenza ha già finanziato le analisi al carbonio 14, saranno eseguite sia sulle ossa sia sulle palizzate di legno ritrovate sotto le murature. Si stanno inoltre valutando ulteriori analisi del Dna dei resti ossei. Anche le dimensioni della basilica non sono ancora state definite».
Per la valorizzazione si pensa a una struttura protetta. Può spiegarci meglio il progetto?
«Vorremmo creare una valorizzazione nel miglior modo possibile. L’idea è di spostare il futuro ufficio informazioni e accoglienza turistica (Iat) sopra la parte meglio conservata del complesso archeologico, creando uno spazio che renda il sito fruibile ma anche protetto, una soluzione intermedia tra un sito completamente aperto e uno visitabile solo in occasioni specifiche».
I mosaici rimarranno visibili?
«Assolutamente sì. La parte che rimarrà a vista sarà proprio quella dei mosaici, perché rappresenta l’elemento di maggiore interesse. L’idea dei progettisti è quella di realizzare un ambiente protetto, chiuso da vetrate, che permetta di osservare i mosaici sia dall’esterno sia dall’interno. Inoltre, sopra la navata destra, dove si trovano i mosaici, potrebbero essere realizzate delle aperture vetrate che consentano di ammirarli anche dall’alto».
È già prevista una strategia di promozione?
«È evidente che questo sito potrà diventare un elemento centrale per l’identità di Oderzo. In futuro si potrà ragionare anche su modalità di gestione e promozione. Per il momento la scoperta si sta promuovendo quasi da sola: ho visto articoli su riviste specializzate, reportage e contenuti online. Una volta completati gli studi, si potrà costruire un vero e proprio prodotto turistico».
Quando sarà possibile visitare la nuova area archeologica?
«Mi auguro in tempi non troppo lunghi. Serviranno le autorizzazioni della Soprintendenza e la revisione del progetto originario, cambiata dopo questa scoperta. Ma tutti i soggetti coinvolti condividono lo stesso entusiasmo e la volontà di valorizzare al meglio questo straordinario patrimonio».
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