Non versarono l’Iva per 7 milioni di euro Un anno ai Grigolin
Nervesa, condannati Maurizio e la madre Irma Conte La difesa: «Era un periodo di crisi, ricorreremo in appello»

NERVESA. Iva evasa: condannati i vertici della Fornaci Calce Grigolin spa di Nervesa. Il giudice Piera De Stefani ha condannato ad un anno di reclusione ciascuno Maurizio Grigolin, 61 anni, e la madre Irma Conte, 90 anni (difesi dall’avvocato Piero Barolo). Gli imputati erano accusati di evasione fiscale per non aver pagato all’erario poco più di 7 milioni di euro. A tanto ammontava l’Iva che i vertici dell’azienda di Nervesa avrebbero dovuto versare alle casse dello stato per l’anno 2011. Ma quelli erano anni di crisi, ha sostenuto la difesa che preannuncia appello contro la sentenza di primo grado.
Il processo s’è concluso ieri mattina, giorno dell’udienza di discussione. Nel corso della sua requisitoria, il pubblico ministero ha sostenuto in aula che non c’è prova dell’assoluta incapacità di far fronte al debito con lo Stato e che il fatto di non aver incassato i soldi delle fatture emesse ai clienti non è una scusa per non onorare il versamento di 7 milioni di Iva. Per questo motivo il pm ha chiesto una condanna a un anno per Maurizio Grigolin e 8 mesi per la madre.
Il difensore, l’avvocato Piero Barolo, ha puntato la sua arringa sul contesto di crisi in cui versava il compartimento dell’edilizia in quegli anni e che colpì anche l’azienda di Nervesa. Dal 2008 al 2014 il fatturato della società scese verticalmente del 50 per cento a causa di una crisi economica globale che aveva colpito soprattutto il compartimento dell’edilizia. Anche la Fornaci Calce Grigolin spa, in quegli anni, risentì della crisi economica che colpì il comparto del “mattone”. Un dato, come ha sottolineato l’avvocato Barolo, la dice lunga: la società di Nervesa, nel 2011, fatturò 111 milioni, 101 dei quali erano crediti verso i clienti. «Se la società - ha sottolineato il difensore in arringa - non incassava i soldi dei creditori, come avrebbe potuto pagare? L’azienda è riuscita a proseguire nella sua attività grazie alle riserve accantonate negli anni precedenti ed il gruppo ora sta saldando tutti i debiti arretrati con l’erario».
Alla sentenza di condanna la difesa ha preannunciato un ricorso in Corte d’appello.
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